Adobe DNG formato standard: da domanda su un forum a riconoscimento ISO
Tutto è iniziato nel marzo 2004, quando il fotografo australiano Robert Edwards ha posto una domanda apparentemente semplice sul forum di Rob Galbraith (allora punto di riferimento per i professionisti): “Potrebbe Adobe creare un formato RAW?” La risposta è arrivata direttamente da Thomas Knoll, l’ingegnere che ha inventato Photoshop: “Sì, è fattibile”.
In realtà il DNG era già in cantiere, e Adobe lo ha annunciato nel settembre dello stesso anno. L’obiettivo dichiarato era risolvere un problema concreto: ogni produttore di fotocamere usa il proprio formato RAW proprietario. Sony cattura file .ARW, Nikon usa .NEF, Canon .CR2, Fujifilm .RAF e così via. Formati chiusi, documentati solo parzialmente, supportati in modo frammentario dai software di editing. Il risultato? Incompatibilità, ritardi nel supporto, e il rischio concreto che tra qualche decennio quei file diventino illeggibili. Il DNG nasce come alternativa aperta, completamente documentata, progettata per durare nel tempo esattamente come un negativo analogico.
DNG: cos’è e come funziona
DNG: cos'è e come funziona il formato fotografico è la nostra guida dettagliata che vi spiega i vantaggi e svantaggi...
Leggi di piùDetailsEdwards non si è fermato alla domanda iniziale. Nel febbraio 2013 è stato invitato dall’Australian Institute of Professional Photography a una riunione ISO sugli standard fotografici, trovandosi fianco a fianco con produttori, scienziati, ingegneri e rappresentanti governativi. Da allora ha continuato a spingere perché il DNG diventasse standard internazionale, un processo che ha richiesto oltre un decennio di lavoro tecnico e diplomatico.
Adobe DNG formato standard: cosa significa la certificazione ISO 12234-4
Il documento ISO 12234-4:2026, intitolato “Digital Imaging – Image storage – Part 4: Digital negative format“, è un testo tecnico estremamente dettagliato che definisce esattamente cosa sia il DNG e come debba essere implementato. L’introduzione del documento spiega la filosofia di base: i fotografi avanzati e professionisti preferiscono lavorare in RAW per avere massima flessibilità e controllo artistico. A differenza dei formati “display-referred” come JPEG, PNG e TIFF (che memorizzano immagini già elaborate dalla fotocamera), i formati RAW conservano dati non processati o minimamente processati direttamente dal sensore. Questo permette di regolare bilanciamento del bianco, mappatura tonale, riduzione del rumore, nitidezza e altri parametri in post-produzione, proprio come si faceva con i negativi in camera oscura.
Lo standard ISO riconosce che i produttori possano continuare a usare formati proprietari per esigenze specifiche, ma stabilisce un formato standardizzato utilizzabile su “un’ampia gamma di applicazioni hardware e software per generare, elaborare, gestire, transcodificare o archiviare fotografie RAW”. In altre parole: il DNG diventa il linguaggio comune, quello che garantisce che le vostre foto saranno leggibili anche tra 50 anni, indipendentemente dal software o dall’hardware disponibile.
La certificazione ISO elimina tutti gli argomenti che i produttori hanno usato per decenni: che Adobe “possedesse” il formato, che non fosse sufficientemente documentato, che l’implementazione fosse complessa. Ora esiste un documento pubblico, riconosciuto a livello internazionale, che spiega nei minimi dettagli come funziona e come integrarlo.
Adobe DNG formato standard: chi lo usa già e cosa cambia ora
Non tutti i produttori hanno resistito al DNG. Leica, Ricoh, Sigma e Pentax offrono già il supporto DNG nelle loro fotocamere, in alcuni casi (come Pentax) affiancandolo al formato proprietario. Hasselblad, Phase One e molti produttori di medio formato hanno adottato il DNG come standard de facto. Anche molti smartphone, inclusi gli iPhone con Lightroom Mobile, possono catturare direttamente in DNG.
Ciò che cambia con la certificazione ISO è che ora la responsabilità si sposta completamente. Come scrive Edwards: “I produttori di fotocamere non hanno più una ragione valida per evitare di supportare il DNG. Molti già lo fanno. Altri possono seguire l’esempio di aziende come Pentax, offrendo sia un formato proprietario che il DNG“.
La standardizzazione crea anche pressione dal basso. I fotografi che si preoccupano della longevità del proprio archivio, dei propri ricordi e del proprio lavoro professionale hanno ora un argomento inconfutabile per chiedere il supporto DNG. Non è più una questione di preferenze o di comodità: è una questione di preservazione a lungo termine. Edwards è esplicito: “Il vero cambiamento non viene solo dagli standard. Viene dai fotografi. Se vi importa delle vostre immagini, del vostro lavoro, dei vostri ricordi, della vostra eredità, allora questo conta. Chiedete ai produttori di supportare il DNG. Scegliete strumenti che danno priorità all’apertura e all’accesso a lungo termine”.
Il punto centrale non riguarda solo i formati di file: riguarda la garanzia che le fotografie create oggi possano ancora essere viste in futuro. I formati proprietari possono diventare obsoleti, i software possono scomparire, le aziende possono chiudere. Uno standard ISO, per sua natura, è progettato per sopravvivere a tutto questo.
La certificazione del Adobe DNG formato standard rappresenta una vittoria per tutti i fotografi che considerano le proprie immagini non solo file temporanei, ma patrimonio da preservare. Ora la palla passa ai grandi produttori che ancora resistono (Sony, Canon, Nikon in primis) e ai fotografi stessi, che hanno il potere di far sentire la propria voce nelle scelte d’acquisto e nelle richieste di funzionalità.
Dopo vent’anni di attesa, lo standard c’è. Resta da vedere chi avrà il coraggio di abbracciarlo completamente.




















