Se c’era ancora qualche dubbio su quanto Adobe sia centrale anche nel mondo del video, il Sundance Film Festival 2026 lo ha chiarito abbastanza bene.
Secondo i dati ufficiali, l’85% dei film presentati quest’anno è stato realizzato utilizzando strumenti della Creative Cloud. Premiere Pro, After Effects, Frame.io, Photoshop e Substance 3D sono ormai parte integrante del workflow di una buona parte dell’industria audiovisiva. Ma Adobe non si limita a consolidare la propria posizione. Approfitta del Sundance per spingere ancora di più sull’innovazione, soprattutto sul fronte dell’intelligenza artificiale.
Premiere Pro incontra Firefly: l’AI entra davvero nel workflow video
Una delle novità più interessanti riguarda Premiere Pro, che si collega direttamente a Firefly Boards, un hub collaborativo basato sull’intelligenza artificiale. L’idea è semplice ma potente: permettere ai team creativi di esplorare concept, mood e direzioni visive prima ancora di entrare nel montaggio vero e proprio. Non solo con i modelli Adobe, ma anche integrando tecnologie di altri player come Google, OpenAI e Runway.
Questo significa che la fase di pre-produzione e sviluppo creativo diventa molto più fluida e condivisa, con l’AI che non si limita a “fare”, ma aiuta a pensare.
Gli aggiornamenti non si fermano qui. Premiere Pro introduce nuove funzionalità di masking basate sull’intelligenza artificiale, pensate per velocizzare operazioni che fino a poco tempo fa richiedevano interventi manuali piuttosto complessi.
Allo stesso tempo, l’integrazione con Adobe Stock diventa più diretta, rendendo più rapido l’accesso a contenuti da utilizzare nei progetti.
Anche After Effects evolve in modo significativo, soprattutto sul fronte delle motion graphics. Arrivano strumenti 3D nativi, una gestione più avanzata dei font variabili e workflow vettoriali più precisi. Tutti elementi che puntano a rendere il lavoro più fluido, ma anche più controllabile.
10 milioni di dollari per i filmmaker (e non è solo marketing)
Accanto agli aggiornamenti software, Adobe annuncia un investimento importante: quasi 10 milioni di dollari destinati al Film & TV Fund.
L’obiettivo è sostenere filmmaker e creativi emergenti attraverso finanziamenti, accesso agli strumenti professionali e percorsi di sviluppo. Non si tratta solo di una mossa simbolica, ma di un investimento concreto per rafforzare l’ecosistema creativo che, di fatto, utilizza già quotidianamente le tecnologie Adobe.
Sempre in collaborazione con il Sundance Institute, Adobe introduce anche Ignite Day, un’iniziativa rivolta a giovani creativi tra i 18 e i 25 anni. Il progetto prevede sessioni pratiche, mentorship e momenti di confronto sullo storytelling, con l’obiettivo di avvicinare nuove generazioni al mondo della produzione audiovisiva.
È un segnale chiaro: Adobe non sta solo costruendo strumenti, ma sta investendo direttamente sulle persone che li useranno.
Adobe non è solo software, è un ecosistema
Se metti insieme tutti questi elementi, il quadro è piuttosto evidente. Adobe non è semplicemente un insieme di software, ma un vero e proprio ecosistema creativo che copre tutte le fasi della produzione: dall’idea iniziale alla post-produzione, fino alla distribuzione.
E il dato riscontrato al Sundance non è solo una statistica impressionante. È la fotografia di uno standard che, ormai, si è consolidato.
















