Apple Mac Pro fuori produzione: la fine silenziosa di un’icona professionale
La scomparsa del Mac Pro dal catalogo Apple non è stata accompagnata da annunci roboanti o comunicazioni ufficiali. Si è trattato di una fine discreta, quasi in sordina, per un prodotto che ha rappresentato per quasi due decenni il vertice della gamma desktop Apple destinata ai professionisti.
La decisione non è però giunta inaspettata. Già nel novembre scorso, Mark Gurman di Bloomberg aveva riferito che Apple aveva “sostanzialmente abbandonato” il Mac Pro, ritenendo che il Mac Studio rappresentasse un’alternativa superiore per le esigenze dei professionisti. Quello che non era chiaro era il motivo per cui Apple avesse atteso così a lungo prima di ufficializzare la discontinuazione, considerando che l’ultimo aggiornamento hardware risaliva a quasi tre anni fa con l’introduzione del chip M2 Ultra.
Apple posiziona ora il Mac Studio come la macchina di riferimento per gli ambienti di produzione che richiedono prestazioni da workstation, dimostrando fiducia nella capacità di questo formato più compatto di sostituire completamente il Mac Pro nelle pipeline professionali.
Con la discontinuazione del Mac Pro, Apple abbandona definitivamente il segmento dei computer tower modulari, un percorso che l’azienda aveva intrapreso già da tempo. La risposta di Apple a chi considera questa scelta una lacuna significativa nella lineup Mac è sempre stata la stessa: i chip Apple Silicon sono in grado di compensare la necessità di schede di espansione, mentre Thunderbolt può gestire le esigenze di storage esterno con la stessa efficacia delle soluzioni interne.
Apple Mac Pro fuori produzione: la storia dal 2006 a oggi
Il Mac Pro venne introdotto da Apple nel 2006, in concomitanza con il completamento della transizione dai processori Motorola ai chip Intel. Quella prima generazione rappresentava l’apice della potenza elaborativa Apple dell’epoca, con una configurazione che comprendeva:
- Due processori Intel Xeon 5100 (Woodcrest) a 64-bit
- Quattro alloggiamenti per hard drive
- Otto slot per la RAM
- Prezzo di partenza di 2.499 euro
Nel corso degli anni, il Mac Pro ha attraversato diverse iterazioni, alcune più apprezzate di altre. La versione “cilindrica” del 2013, ad esempio (che io ho orgogliosamente avuto e usato per i miei montaggi video per circa tre anni, prima di iniziare poi ad usare il computer come un portaombrelli), rappresentò un tentativo radicale di ripensare il formato workstation, ma fu accolta con reazioni contrastanti dalla comunità professionale, che lamentava la limitata espandibilità del sistema.
Si, nel corso degli anni ho avuto diversi Mac Pro personalmente, ma quello con cui mi sono divertito di più, soprattutto per i fotomontaggi che mi ero divertito a fare, è stato sicuramente il mio amato portaombrelli, che ricordo così:
Il ritorno al formato tower nel 2019 sembrava segnare un nuovo capitolo, con Apple che ascoltava le richieste dei professionisti offrendo nuovamente un sistema altamente modulare e personalizzabile. Tuttavia, l’arrivo dell’Apple Silicon e il successo del Mac Studio hanno evidentemente convinto l’azienda che il mercato poteva essere servito efficacemente senza mantenere in produzione un computer tower di fascia altissima.
L’ultima versione del Mac Pro, aggiornata nel 2023 con il chip M2 Ultra, non ha ricevuto ulteriori sviluppi da allora. Secondo le indiscrezioni, Apple starebbe lavorando a un aggiornamento del Mac Studio, con un possibile annuncio previsto tra ora e la WWDC26, la conferenza mondiale degli sviluppatori Apple.
Apple Mac Pro fuori produzione: cosa significa per i professionisti
La discontinuazione del Mac Pro solleva interrogativi sul futuro delle soluzioni Apple per i professionisti che necessitano della massima potenza elaborativa e delle opzioni di espansione più ampie possibile. Apple sembra convinta che il Mac Studio, con la sua architettura basata sui chip della serie M Ultra, possa soddisfare anche le esigenze più spinte.

Dal punto di vista pratico, il Mac Studio offre effettivamente prestazioni eccezionali grazie ai chip Apple Silicon, che hanno dimostrato di poter competere e spesso superare le configurazioni Intel e AMD nelle applicazioni ottimizzate. La connettività Thunderbolt consente inoltre di collegare storage esterno ad alta velocità, display multipli e altre periferiche professionali.
Tuttavia, alcuni professionisti potrebbero sentire la mancanza della possibilità di installare internamente schede PCIe dedicate, come quelle per l’acquisizione video professionale, il processing accelerato o configurazioni di storage RAID interne. Apple ritiene evidentemente che questa fetta di utenza sia sufficientemente ristretta da non giustificare il mantenimento di una linea produttiva dedicata.
Conclusione
Questa notizia segna sicuramente la fine di un capitolo significativo nella storia dei computer Apple destinati ai professionisti. Per fotografi, videomaker e professionisti della post-produzione che lavorano con flussi di lavoro complessi, questa scelta rappresenta un cambio di paradigma: Apple punta tutto sul Mac Studio e sulla potenza dei suoi chip proprietari, rinunciando alla modularità del formato tower. Mentre l’azienda celebra il suo cinquantesimo anniversario guardando ai prossimi cinquant’anni, il Mac Pro rimane nella storia come l’ultimo rappresentante di un approccio che privilegiava l’espandibilità fisica rispetto all’integrazione estrema
























