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DaVinci Resolve 20: una suite di post-produzione che cambia il modo di lavorare

Abbiamo provato per qualche tempo la nuova versione e siamo pronti a dirvi cosa ne pensiamo

Ricky Delli Paoli di Ricky Delli Paoli
9 Gennaio 2026
17 minuti di lettura
Home Fotografia Produttori Blackmagic
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DaVinci Resolve 20 non è un aggiornamento che si capisce leggendo una lista di novità. È uno di quei rilasci che iniziano a farsi sentire solo dopo qualche settimana di utilizzo, quando ti accorgi che alcune abitudini di lavoro non servono più o che certi passaggi, che prima davi per scontati, ora sono diventati superflui. L’ho usato su progetti molto diversi tra loro: interviste lunghe con più camere, contenuti verticali per i social, lavori ibridi foto e video, timeline piene di sottotitoli e grafiche animate, ma anche progetti più “puliti” dove la priorità era la qualità del file finale e la coerenza cromatica. Ed è proprio in questa varietà che Resolve 20 mostra il suo vero carattere.

Questa non è una recensione pensata per chi cerca “il miglior software in assoluto”, ma per chi lavora davvero con immagini in movimento e vuole capire se questo aggiornamento cambia qualcosa nel quotidiano. L’obiettivo non è elencare tutte le funzioni nuove, ma capire quali hanno un impatto reale sul workflow e quali, invece, restano strumenti di contorno.

Vediamo quindi da dove parte tutto: l’idea di Resolve come ambiente unico di lavoro.

DaVinci Resolve 20 recensione: un ambiente unico di post-produzione


Uno degli aspetti che distingue DaVinci Resolve da molti altri software di montaggio è che non nasce come semplice NLE. Resolve nasce dal color grading, e questa origine si riflette ancora oggi nel modo in cui tutto è organizzato. Montaggio, effetti, colore, audio ed esportazione convivono nello stesso progetto, senza bisogno di esportare XML, duplicare timeline o riconformare clip tra software diversi. In Resolve 20 questa filosofia è ancora più evidente, perché molte funzioni che prima richiedevano workaround o passaggi aggiuntivi ora sono integrate in modo più naturale.

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DaVinci Resolve 20 recensione

La struttura a pagine, Cut, Edit, Fusion, Color, Fairlight e Deliver, non è solo una scelta estetica. È un modo preciso di separare le fasi del lavoro senza spezzarle. Si può iniziare un progetto in modo rapido nella Cut page, rifinirlo nella Edit page, passare al colore senza perdere riferimenti, intervenire sull’audio in Fairlight e arrivare all’export senza mai uscire dallo stesso ambiente. Nel lavoro reale questo si traduce in meno frizioni. Non tanto perché “si fa tutto da Resolve”, ma perché si pensa il progetto come un unico flusso, non come una somma di software specializzati che comunicano tra loro a fatica.

Il rovescio della medaglia è chiaro fin da subito: Resolve 20 non è un software che si lascia usare in modo superficiale. È denso, stratificato e, soprattutto, pretende che l’utente capisca cosa sta facendo. Non accompagna, non semplifica a tutti i costi, non nasconde la complessità. Se si entra senza metodo, ci si perde. Ma per chi lavora sia con fotografia che con video, questa rigidità diventa anche un vantaggio. Il progetto resta coerente, le scelte tecniche sono sempre visibili e modificabili, e non ci si ritrova a dover “aggiustare dopo” quello che prima era stato semplificato troppo.

È su questa base che vanno lette tutte le novità di Resolve 20. Non come singole feature, ma come tasselli che cercano di rendere questo ambiente unico più fluido e meno dispersivo.

RAW, log e file reali: cosa cambia davvero in DaVinci Resolve 20

Uno dei motivi principali per cui molti fotografi e videomaker finiscono prima o poi su DaVinci Resolve è la gestione dei file. Non tanto perché “supporta più formati”, ma perché li tratta come materiali ancora vivi, non come clip già definite e immutabili.

Con Resolve 20 questo approccio diventa ancora più evidente, soprattutto quando si lavora con Blackmagic RAW e ProRes RAW, ma anche con log proprietari provenienti da mirrorless e cineprese di fascia diversa.

Blackmagic RAW: sviluppo prima del colore, non dopo

Quando si lavora con Blackmagic RAW, Resolve non si limita a leggere il file. Permette di intervenire su parametri fondamentali come ISO, esposizione, bilanciamento del bianco, tinta e highlight recovery direttamente dall’Inspector, prima ancora che il segnale entri nel flusso di color grading vero e proprio.

Nel lavoro quotidiano questo cambia molto il modo di affrontare un progetto. Invece di compensare errori o scelte di ripresa a colpi di nodi e correzioni secondarie, si può tornare a una fase che assomiglia più allo sviluppo del RAW fotografico. È un passaggio che molti sottovalutano, ma che riduce drasticamente la complessità della color correction successiva.

Su riprese miste, ad esempio interviste girate in condizioni di luce non perfettamente controllate, poter riallineare esposizione e bilanciamento prima del grading evita di costruire nodi correttivi inutilmente complessi. Non è solo una questione di qualità finale, ma di leggibilità del progetto anche a distanza di tempo.

DaVinci Resolve 20 recensione

ProRes RAW: più controllo, ma con qualche compromesso

Il supporto a ProRes RAW segue una logica simile, anche se con qualche limite in più rispetto a Blackmagic RAW. Anche qui Resolve permette di interpretare il file alla radice, evitando che il materiale venga “bloccato” troppo presto in uno spazio colore non ideale.

Nella pratica, su girati provenienti da mirrorless o registratori esterni, questo si traduce in una maggiore flessibilità nella fase iniziale del lavoro. Non sempre è una differenza evidente al primo sguardo, ma emerge quando si iniziano a spingere le immagini, soprattutto in termini di recupero delle alte luci o di coerenza cromatica tra camere diverse.

Il compromesso è che ProRes RAW resta meno integrato rispetto al formato proprietario Blackmagic. Funziona, è utile, ma non dà sempre la stessa sensazione di controllo totale. È uno di quei casi in cui Resolve mostra chiaramente la sua natura: è pensato prima di tutto per chi lavora in ecosistemi orientati al cinema, e solo dopo per il mondo più ibrido delle mirrorless.

Blackmagic PYXIS Monitor

Log da mirrorless: il vero banco di prova

Dove Resolve 20 diventa davvero interessante per chi arriva dalla fotografia è nella gestione dei log proprietari delle mirrorless. Che si tratti di V-Log, S-Log, N-Log o F-Log, il software permette di impostare un color management coerente e di far convivere materiali molto diversi nella stessa timeline.

Il punto chiave non è tanto la conversione automatica, quanto la possibilità di decidere quando e come avviene questa trasformazione. Con una gestione corretta degli input color space e della timeline, i file iniziano a comportarsi in modo prevedibile, anche quando provengono da camere che, sulla carta, non hanno nulla in comune.

Questo è particolarmente utile nei progetti ibridi, dove magari convivono:

  • riprese principali da cinecamera

  • clip secondarie da mirrorless

  • inserti video derivati da RAW fotografici

In questi contesti Resolve 20 non semplifica il lavoro, ma lo rende più ordinato. È una differenza sottile, ma fondamentale: non elimina le scelte tecniche, le rende semplicemente più chiare.

DaVinci Resolve 20 recensione
Screenshot

Quando Resolve non è la scelta più comoda

Detto questo, non è tutto rose e fiori. Chi arriva da un flusso puramente fotografico potrebbe trovare Resolve meno immediato rispetto a strumenti come Lightroom o Capture One per alcune operazioni di base. Lavorare su una singola clip video come se fosse una fotografia, con interventi rapidi e intuitivi, non è sempre la sua vocazione principale.

Resolve dà il meglio di sé quando si ragiona per progetto, non per singolo file. Se l’obiettivo è fare micro-correzioni rapide su poche clip, il peso dell’interfaccia e del color management può sembrare eccessivo. Ma quando il lavoro cresce, e con lui il numero di file e di decisioni da mantenere coerenti, il vantaggio diventa evidente.

In questo senso Resolve 20 non cerca di piacere a tutti. Chiede all’utente di adattarsi a una logica più strutturata, ma in cambio offre un controllo che, una volta acquisito, diventa difficile abbandonare.

AI e automazioni: cosa accelera davvero il lavoro e cosa no

DaVinci Resolve 20 spinge molto sull’intelligenza artificiale, e lo fa in modo più deciso rispetto alle versioni precedenti. La differenza, però, non sta tanto nel numero di strumenti AI introdotti, quanto nel modo in cui questi strumenti si inseriscono nel flusso di lavoro reale.

Qui Resolve fa una scelta chiara: l’AI non sostituisce il montatore, ma prova a ridurre il tempo speso nelle fasi meno creative. Quando funziona, il guadagno è evidente. Quando non funziona, è altrettanto evidente che serve ancora l’intervento umano.

DaVinci Resolve 20 recensione

IntelliScript: il rough cut come punto di partenza, non come soluzione

IntelliScript è probabilmente la funzione che più incuriosisce, soprattutto per chi lavora con interviste, talk o contenuti parlati. Partendo da uno script o da una trascrizione, Resolve costruisce automaticamente una timeline selezionando le clip che corrispondono al testo e posizionando le alternative su tracce superiori. Nel lavoro reale questo non significa “montaggio automatico”, ma prima bozza credibile. Su interviste lunghe, con molte take e risposte simili tra loro, IntelliScript permette di saltare completamente la fase più noiosa: cercare manualmente le frasi giuste tra decine di clip. Il vantaggio principale non è tanto il tempo risparmiato sul montaggio finale, quanto quello risparmiato sull’orientamento iniziale. Ci si ritrova subito davanti a una struttura, anche imperfetta, ma già leggibile. Da lì si può iniziare a fare il vero lavoro editoriale.

Il limite emerge appena si esce dalla logica “testo prima di tutto”. IntelliScript non capisce le pause, le esitazioni significative, i silenzi carichi di senso. Tutto ciò che non è parola tende a essere trattato come rumore. In questi casi il rischio è ottenere una timeline corretta dal punto di vista informativo, ma povera dal punto di vista narrativo. È uno strumento utile, ma va considerato per quello che è: un assistente che prepara il tavolo, non qualcuno che decide cosa servire.

DaVinci Resolve 20 recensione
Screenshot

Sottotitoli automatici e testo animato: velocità, ma serve controllo

La gestione dei sottotitoli in Resolve 20 fa un salto netto in avanti. La trascrizione automatica è veloce, abbastanza precisa e, soprattutto, integrata nel flusso di lavoro. Non si tratta solo di generare testo, ma di poterlo trattare come un vero elemento grafico.

Applicare uno stile animato a un’intera traccia di sottotitoli, mantenendo la sincronizzazione con il parlato, è una di quelle cose che sulla carta sembrano marginali, ma che nella pratica fanno risparmiare molto tempo, soprattutto sui contenuti social.Qui però emerge un aspetto importante. Più Resolve rende facile l’automazione, più aumenta il rischio di uniformare troppo i contenuti. Usare sempre gli stessi stili, le stesse animazioni e gli stessi ritmi porta rapidamente a un’estetica ripetitiva. Resolve 20 offre strumenti potenti, ma non sostituisce il gusto visivo o le scelte stilistiche. In altre parole, accelera l’esecuzione, non la decisione.

DaVinci Resolve 20 recensione

Smart multicam switching: utile solo in contesti molto specifici

Lo smart switching nel multicam è una funzione interessante, ma anche una delle più fraintendibili. In teoria permette a Resolve di scegliere automaticamente la camera migliore in base a chi sta parlando o a dove avviene l’azione principale.

In pratica funziona bene solo in contesti molto controllati. Talk, podcast video, interviste con inquadrature pulite e audio separato sono gli scenari ideali. Appena il contesto diventa più caotico, con sovrapposizioni di voci o movimenti imprevisti, l’automazione inizia a mostrare i suoi limiti. È uno strumento che può velocizzare una prima passata di montaggio, ma che raramente produce un risultato finale pronto per la consegna. Anche qui l’AI va vista come un punto di partenza, non come una scorciatoia definitiva.

Audio AI: quando aiuta davvero, quando è meglio fermarsi

Le funzioni AI dedicate all’audio, come Voice Isolation, Dialog Leveler e Dialogue Matcher, sono tra le più mature dell’intero pacchetto. Su prese dirette imperfette, ambienti non ideali o clip registrate in momenti diversi, questi strumenti possono fare la differenza tra un audio utilizzabile e uno da rifare.

DaVinci Resolve 20 recensione

Nel lavoro reale funzionano bene se usate con parsimonia. Spinte troppo, tendono a produrre un suono artificiale, compresso e privo di dinamica. Ma usate come primo intervento, permettono di arrivare rapidamente a una base pulita su cui poi lavorare manualmente. Il vero vantaggio è che tutto avviene dentro Fairlight, senza passaggi esterni o esportazioni intermedie. Anche quando l’AI non risolve completamente il problema, riduce il carico di lavoro necessario per arrivare a un risultato accettabile.

L’AI in Resolve 20 non è magia, ed è un bene

Il punto più importante da chiarire è questo: Resolve 20 non usa l’AI per promettere risultati impossibili. La usa per togliere attrito. Quando funziona, il beneficio è immediato. Quando non funziona, il software non ti impedisce di intervenire manualmente.

DaVinci Resolve 20 recensione

È un approccio meno spettacolare rispetto ad altre piattaforme, ma molto più onesto. L’AI non prende il controllo del progetto, resta sempre uno strumento nelle mani dell’utente. Ed è probabilmente questo il motivo per cui, una volta superata la fase di curiosità iniziale, queste funzioni finiscono davvero nel workflow quotidiano.

Proxy, collaborazione e cloud: DaVinci Resolve 20 nei progetti complessi

Quando un progetto cresce, il problema raramente è una singola funzione mancante. Il problema è il flusso. File pesanti, macchine diverse, persone che lavorano in momenti differenti, revisioni che si accumulano. È in questo contesto che molti software iniziano a mostrare crepe, non perché manchino strumenti, ma perché il workflow diventa fragile.

Resolve 20 prova a rispondere a questo scenario puntando su tre elementi chiave: gestione dei proxy, collaborazione e cloud. Non sono novità assolute, ma in questa versione diventano più mature e, soprattutto, più utilizzabili nel quotidiano.

Smart Proxy: quando smetti di pensare ai file

La gestione dei proxy in Resolve 20 è uno degli aspetti che più incidono sul comfort di lavoro, soprattutto su progetti con girati pesanti o macchine non sempre all’altezza. La logica è semplice: Resolve può generare automaticamente proxy ottimizzati e usarli in modo trasparente durante il montaggio, passando ai file originali solo quando serve. La differenza rispetto al passato è che oggi questo processo richiede molto meno intervento manuale.

DaVinci Resolve 20 recensione

Nel lavoro reale questo significa poter iniziare a montare quasi subito, anche su laptop o workstation non recentissime, senza dover pianificare a priori una lunga fase di preparazione dei media. I proxy diventano parte del progetto, non un passaggio separato da gestire con attenzione maniacale. Il vantaggio più grande, però, è mentale. Quando il software gestisce correttamente i proxy, si smette di pensare ai file e si torna a pensare al montaggio. Sembra banale, ma è uno dei fattori che incidono di più sulla velocità e sulla qualità del lavoro.

I limiti dei proxy: non tutto è automatico

Detto questo, Resolve 20 non elimina completamente la necessità di capire cosa sta succedendo sotto il cofano. Su progetti molto complessi o con media eterogenei, è ancora importante sapere quando si sta lavorando su proxy e quando su file originali. In particolare, alcune operazioni di color grading avanzato o di effetti complessi possono comportarsi in modo leggermente diverso a seconda del media utilizzato. Non è un difetto, ma una conseguenza naturale dell’ottimizzazione. Resolve offre gli strumenti per gestire queste situazioni, ma non le nasconde del tutto. È un compromesso che va accettato: maggiore automazione, ma sempre con la possibilità di intervenire consapevolmente.

Collaborazione: lavorare insieme senza distruggere il progetto

La collaborazione è uno dei temi su cui Blackmagic ha investito di più negli ultimi anni, e Resolve 20 rappresenta uno stato di maturità interessante. Più utenti possono lavorare sullo stesso progetto, con ruoli diversi, senza doversi scambiare file o duplicare timeline.

Nel contesto reale questo apre scenari molto concreti:

  • un editor che monta

  • un colorist che lavora in parallelo

  • un sound designer che interviene sull’audio

  • un project manager che supervisiona

Tutto avviene all’interno dello stesso progetto, con un sistema di blocchi che evita conflitti diretti. Non è un flusso pensato per improvvisazione totale, ma per team che sanno come organizzarsi.

DaVinci Resolve 20 recensione

Per produzioni piccole può sembrare sovradimensionato. Ma appena il numero di revisioni cresce o le figure coinvolte aumentano, diventa uno strumento che fa risparmiare tempo e, soprattutto, riduce errori.

Cloud: utile, ma non per tutti

Il cloud di Resolve 20 è una soluzione interessante, ma va contestualizzata. Non è pensato per sostituire completamente un’infrastruttura locale, né per chi lavora sempre e solo da solo.

Diventa invece utile in scenari specifici:

  • team distribuiti

  • collaboratori esterni

  • progetti che richiedono accesso continuo e aggiornato

Il vantaggio principale non è tanto lo storage in sé, quanto la sincronizzazione del progetto. Avere la certezza che tutti stiano lavorando sull’ultima versione, senza dover rincorrere file o esportazioni intermedie, elimina una fonte enorme di stress.

Il limite resta il costo e la dipendenza dalla connessione. Per alcuni workflow il cloud è una comodità, per altri è un vincolo inutile. Resolve 20 non forza questa scelta, ma la propone come opzione, ed è l’approccio corretto.

Resolve 20 come sistema, non come singolo software

Quello che emerge da proxy, collaborazione e cloud è un concetto chiave: Resolve 20 non è più solo un programma di montaggio, ma un sistema di lavoro. Questo sistema funziona molto bene quando il progetto è pensato in modo strutturato. Funziona meno quando si cerca di usarlo in modo improvvisato o per lavori mordi e fuggi. È una distinzione importante, perché aiuta a capire se Resolve è lo strumento giusto per il proprio modo di lavorare.

Montaggio, colore e audio nel quotidiano: dove Resolve 20 fa davvero la differenza

Arrivati a questo punto, è chiaro che DaVinci Resolve 20 non va giudicato per singole funzioni, ma per come queste si incastrano nel lavoro quotidiano. È qui che emergono le differenze più concrete rispetto ad altri software: non tanto nella potenza assoluta, quanto nella continuità del flusso.

Cut page ed Edit page: due velocità, un solo progetto

Nel lavoro reale, Cut page ed Edit page non sono alternative, ma strumenti complementari. La Cut page è pensata per entrare subito nel materiale, costruire una prima struttura e prendere decisioni rapide. Timeline doppia, Source Tape e strumenti di trimming veloci permettono di capire in poco tempo se un progetto sta andando nella direzione giusta. Su contenuti come interviste, vlog o video social, la Cut page è spesso sufficiente per arrivare a una versione molto avanzata del montaggio. Resolve 20 ha ridotto ulteriormente il divario tra Cut ed Edit, rendendo meno obbligatorio il passaggio immediato alla pagina più “classica”.

L’Edit page entra in gioco quando serve precisione. Multicam complessi, gestione avanzata dei keyframe, animazioni più articolate e controllo puntuale delle transizioni trovano qui il loro spazio naturale. Il punto di forza non è scegliere quale usare, ma sapere quando cambiare marcia. Nel quotidiano questo significa non dover impostare due flussi di lavoro diversi. Si inizia veloci, si rallenta solo quando serve.

Il passaggio al colore: continuità, non rottura

Uno degli aspetti più sottovalutati di Resolve è quanto il passaggio al colore sia fluido. Non esiste una vera cesura tra montaggio e color grading. La timeline resta la stessa, i riferimenti visivi non cambiano e ogni scelta fatta in fase di editing resta visibile e modificabile.

Nel lavoro reale questo evita uno dei problemi più comuni: dover “ricostruire mentalmente” il progetto quando si passa al colore. In Resolve 20 si entra nella Color page con una visione già chiara di cosa serve correggere e perché.

Velocizzare il montaggio con DaVinci Resolve

Strumenti come Magic Mask, Depth Map o le nuove opzioni di grading avanzato diventano utili solo se inseriti in questo contesto. Non sono scorciatoie miracolose, ma acceleratori di decisioni già prese. Quando funzionano, permettono interventi mirati che prima richiedevano nodi complessi o maschere manuali.

Il rischio, come sempre, è l’eccesso. Resolve 20 offre talmente tante possibilità che è facile perdersi. Nel quotidiano funziona meglio quando si mantiene una struttura semplice, usando gli strumenti avanzati solo dove fanno davvero la differenza.

Fairlight: l’audio come parte del montaggio, non come fase separata

Fairlight è spesso la pagina meno esplorata, soprattutto da chi arriva dal mondo fotografico o da montaggi semplici. Eppure è uno degli elementi che più cambiano il modo di lavorare nel lungo periodo.

DaVinci Resolve 20 recensioneAvere strumenti di pulizia, livellamento e gestione dell’audio direttamente dentro la timeline elimina la necessità di esportare e reimportare file. Anche quando si interviene in modo minimale, il fatto che tutto resti nel progetto rende il lavoro più ordinato e meno fragile.

Nel quotidiano Fairlight diventa utile anche senza usarlo come una DAW completa. Sistemare dialoghi, uniformare livelli, intervenire su rumori di fondo o migliorare la chiarezza della voce diventa parte naturale del montaggio, non un passaggio successivo da rimandare.

Un flusso che si adatta al progetto, non il contrario

La vera forza di Resolve 20 sta nel fatto che il flusso si adatta alla complessità del progetto. Su lavori semplici resta rapido e diretto. Su progetti più articolati mette a disposizione strumenti profondi senza costringere a cambiare ambiente. Questo è particolarmente evidente nei lavori ibridi, dove convivono esigenze fotografiche e video. La coerenza cromatica, la gestione dei file e la possibilità di intervenire su ogni fase senza rompere il progetto rendono Resolve uno strumento molto solido nel tempo.

A chi è davvero adatto DaVinci Resolve 20, e a chi no

Dopo averlo usato su progetti diversi, DaVinci Resolve 20 non lascia molto spazio all’ambiguità. È un software estremamente potente, ma non è universale. Ed è giusto dirlo chiaramente, perché è proprio questa consapevolezza che permette di sfruttarlo al meglio.

DaVinci Resolve 17.3

Per chi lavora tra fotografia e video

Resolve 20 è particolarmente adatto a chi si muove in modo ibrido tra fotografia e video. La gestione dei file, il color management e l’approccio “da sviluppo” al materiale RAW rendono il passaggio dal mondo fotografico a quello video molto più naturale rispetto ad altri NLE. Non è immediato come Lightroom o Capture One per interventi rapidi su singoli file, ma quando il progetto cresce e richiede coerenza, metodo e controllo, Resolve inizia a mostrare un vantaggio concreto. È uno strumento che premia chi ragiona per progetto, non per clip isolate.

Per creator e videomaker freelance

Per chi produce contenuti in modo continuativo, Resolve 20 offre un equilibrio interessante tra velocità e profondità. La Cut page, i sottotitoli automatici, le funzioni AI e la gestione dei proxy permettono di lavorare in modo rapido senza rinunciare alla qualità.

Allo stesso tempo, non impone scorciatoie forzate. Quando serve andare più a fondo, il software non mette limiti artificiali. È una caratteristica importante per chi cresce nel tempo e non vuole cambiare strumento ogni volta che il lavoro diventa più complesso. Serve però accettare una curva di apprendimento più impegnativa rispetto ad alternative più immediate. Resolve 20 non è pensato per essere “imparato in un pomeriggio”, ma per diventare un compagno di lavoro stabile.

DaVinci Resolve 17.2

Per team strutturati e produzioni complesse

Nei contesti di team, Resolve 20 mostra forse il suo lato più maturo. Collaborazione, proxy, gestione dei ruoli e cloud non sono funzioni decorative, ma strumenti pensati per ridurre errori e frizioni nei progetti complessi. Non è la soluzione perfetta per ogni produzione, ma è una piattaforma che consente di crescere senza dover reinventare il workflow a ogni progetto. In questo senso Resolve si avvicina più a un sistema che a un semplice software di montaggio.

Per chi invece potrebbe non essere la scelta giusta

Resolve 20 può risultare eccessivo per chi lavora solo occasionalmente con il video o cerca un’esperienza completamente guidata. La quantità di opzioni, pagine e parametri può diventare un ostacolo se l’obiettivo è semplicemente montare un video veloce senza pensarci troppo. Anche chi preferisce strumenti molto “opinionated”, che prendono decisioni al posto dell’utente, potrebbe trovarlo meno accogliente. Resolve chiede di capire cosa si sta facendo. In cambio offre controllo, ma non semplifica a tutti i costi.

DaVinci Resolve 17

DaVinci Resolve 20 recensione: una scelta che si fa nel tempo, non in un giorno

DaVinci Resolve 20 non è un software che si sceglie per moda o per curiosità. È una scelta che ha senso quando si sente il bisogno di un ambiente unico, coerente e capace di accompagnare il lavoro nel lungo periodo.

Non è perfetto, non è leggero e non è per tutti. Ma per chi decide di investirci tempo e metodo, diventa uno strumento difficile da sostituire. Non perché faccia tutto automaticamente, ma perché permette di fare tutto in modo consapevole. Ed è probabilmente questo il motivo per cui, una volta entrati davvero nel suo flusso di lavoro, tornare indietro diventa complicato.

Per maggiori informazioni o per scaricare gratuitamente DaVinci Resolve 20, potete andare a questa pagina ufficiale del sito di Blackmagic Design.

Recensione in breve

DaVinci Resolve 20

8.3 Voto

DaVinci Resolve 20 è uno strumento estremamente potente, pensato per chi lavora davvero con foto e video e ha bisogno di un flusso coerente dall’inizio alla fine del progetto. Offre un controllo profondo su file RAW, colore, audio e montaggio, con funzioni AI che velocizzano il lavoro senza togliere controllo creativo. Non è il software più immediato in assoluto e richiede metodo e tempo per essere padroneggiato, ma proprio per questo diventa una scelta solida nel lungo periodo. È adatto a chi vuole crescere, meno a chi cerca soluzioni rapide e completamente guidate.

PRO

  • Ambiente di lavoro unico e coerente
  • Gestione avanzata di RAW, log e colore
  • AI utile sul campo, non solo marketing
  • Scalabile dal freelance al team strutturato
  • Potenza che ripaga nel lungo periodo

CONTRO

  • Curva di apprendimento impegnativa
  • Non sempre la scelta più rapida per lavori semplici
  • Interfaccia densa e poco indulgente
  • AI potente ma non infallibile

Punteggio singoli aspetti

  • Interfaccia 0
  • Prestazioni 0
  • Innovazioni 0
  • Usabilità 0
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Ricky Delli Paoli

Ricky Delli Paoli

Capo redattore di FotoNerd.it. Fotografo, nerd professionista e costruttore seriale di infrastrutture che nessuno mi ha chiesto di costruire. Vivo tra mirrorless, server rack, stampanti 3D e notifiche Telegram che mi scrivono più delle persone vere. Parlo italiano e inglese di giorno, YAML e Docker di notte. Non ho tempo libero, ma ho un figlio che mi ricorda che la vita non è solo firmware da aggiornare. Sono convinto che 24 ore siano poche per chi ama fotografia, tecnologia, cinema, videogiochi e tutto ciò che ha un manuale di istruzioni troppo lungo. Sogno ancora di recensire le fotocamere degli autovelox. Per pura ricerca scientifica, ovviamente.

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