DJI Osmo Pocket 4P recensione: a chi è adatta?
Prima di entrare nel dettaglio tecnico, chiariamo subito il posizionamento. La DJI Osmo Pocket 4P non è semplicemente una Pocket 3 o 4 con qualche miglioria: è un cambio di direzione netto verso il mondo professionale, pur mantenendo le dimensioni compatte che hanno reso celebre la serie.
Se siete creator che vogliono esplorare il color grading e avere margine in post-produzione, questa è la vostra macchina. Il codec a 10-bit con profilo D-Log 2 e i 17 stop di gamma dinamica dichiarati vi danno una flessibilità che le Pocket precedenti non potevano nemmeno sognare. Stesso discorso se lavorate per documentari, backstage o storytelling dove servono inquadrature diverse senza portarvi dietro un kit completo.
È perfetta anche per chi fa vlogging evoluto e vuole quella resa cinematografica con lo sfocato naturale che solo un teleobiettivo può dare. Filmare un soggetto da lontano, senza invadere lo spazio personale, con una compressione prospettica da 60mm equivalente: questo cambia completamente le possibilità creative.
Viceversa, se cercate semplicemente una camera tascabile per contenuti social veloci, la Pocket 4 standard potrebbe bastarvi e costarvi 200 euro in meno. E se la portabilità assoluta è prioritaria, sappiate che i 230 grammi della 4P (contro i 180 della Pocket 3) si sentono, soprattutto nella gestione verticale.
DJI Osmo Pocket 4P recensione: specifiche e caratteristiche tecniche
Partiamo dai numeri, perché qui DJI ha fatto le cose sul serio. La Pocket 4P monta un sistema dual-camera con un sensore da 1″ e un sensore da 1/1.28.
La camera principale è equipaggiata con un sensore da 1″ con apertura fissa f/2.0 e focale equivalente di 20mm. Risoluzione massima di 50MP per le foto, con modalità ultra-wide disponibile. Per i video parliamo di 4K fino a 60fps in tutte le modalità colore, inclusa la nuova D-Log 2.
La camera teleobiettivo monta un sensore 1/1.28 con apertura f/1.8 e focale equivalente di 60mm. Questo vi regala uno zoom ottico 3x vero, senza perdita di qualità, con possibilità di spingere digitalmente fino a 6x (zona lossless dichiarata da DJI) e 12x in modalità completamente digitale. Per le foto arriva a 37MP.
La stabilizzazione è affidata a un gimbal meccanico a 3 assi di nuova generazione, con algoritmi migliorati che DJI ha affinato in oltre 10 anni di esperienza nel settore. L’ActiveTrack è ora alla versione 7.0 e supporta tracking fino a 4x di zoom.
Per quanto riguarda la registrazione video, abbiamo:
- 4K a 60fps su entrambe le camere in modalità standard e D-Log
- 4K a 200fps per slow motion sulla camera teleobiettivo (solo in modalità standard, non in Log)
- Codec 10-bit su tutti i profili colore
- D-Log 2 con 17 stop di gamma dinamica (solo camera principale)
- 3K a 60fps massimo in modalità verticale/portrait
Lo schermo è un OLED da 2,0″ con risoluzione 556×314 pixel, luminosità fino a 1000 nit e copertura del 100% dello spazio colore DCI-P3. Ruota per passare da landscape a portrait.
Audio: array di 3 microfoni con registrazione a 4 canali, audio spaziale e zoom audio che segue il soggetto inquadrato. Compatibilità piena con i microfoni wireless DJI (Mic 2, Mic 3, Mic Mini 2), ma occhio agli aggiornamenti firmware per evitare problemi di sincronizzazione.
Batteria da 1545 mAh che promette fino a 210 minuti di registrazione continua a 1080p 24fps. Nella realtà, con uso misto a 4K, aspettatevi circa 2 ore. Ricarica rapida a 65W: da 35% a 100% in circa 20 minuti, da vuoto a pieno in 32 minuti.
Memoria interna di 103 GB (circa 2 ore e 43 minuti in 4K 25p D-Log), espandibile via microSD. Con una card da 256GB arriviamo a 6+ ore, per un totale di 8-9 ore di girato disponibile.
Connettività: USB 3.1 (trasferimento fino a 800 Mbps), Wi-Fi 6 (fino a 90 Mbps wireless), Bluetooth LE 5.4, DisplayPort per output 4K, live streaming fino a 60fps.
DJI Osmo Pocket 4P recensione: design e materiali
La prima cosa che notate impugnando la Pocket 4P è la testa camera decisamente più grande rispetto ai modelli precedenti. È una conseguenza inevitabile del sistema dual-lens, ma si sente: passiamo dai 180g della Pocket 3 ai 230g della 4P. Ancora tascabile? Sì. Ma se avete tasche strette o pensate di portarla appesa al collo per ore, quei 50 grammi in più li percepirete.
La costruzione mantiene gli standard di solidità DJI: plastica rigida di qualità, gimbal con gioco zero, sensazione di prodotto curato. Sul fronte della testa trovate i punti di contatto magnetici per accessori come il fill light incluso. Sul lato sinistro c’è lo slot per microSD, ora protetto da uno sportellino (finalmente), anche se la camera non diventa impermeabile per via della struttura aperta del gimbal.
I comandi fisici sono ben pensati. Sul lato frontale del manico abbiamo il classico joystick a 5 direzioni per controllare il gimbal, il tasto di registrazione, il tasto power. Novità importante: due pulsanti custom dedicati, uno per lo zoom (sulla sinistra) e uno programmabile sulla destra. Quest’ultimo supporta pressione singola, doppia e tripla, permettendovi di assegnare funzioni diverse (cambio profilo colore C1/C2, toggle del fill light, ecc.). È un upgrade significativo in termini di praticità.
Ecco però il problema principale del design, quello che diversi utenti hanno evidenziato e che abbiamo confermato sul campo: in modalità verticale, i pulsanti custom sono coperti. Sostanzialmente inutilizzabili. Per chi fa contenuti vertical-first (TikTok, Reels, Shorts), questo è frustrante: dovete affidarvi solo al touchscreen o ai controlli vocali/gestuali. È un difetto di progettazione che nessun firmware potrà risolvere.
L’impugnatura è identica a quella delle Pocket precedenti: compatta, con porta USB-C sul fondo. In dotazione trovate il piccolo grip di estensione che reindirizza la porta USB-C sul retro, permettendo la ricarica con la camera in piedi. Esiste anche una versione più corta e in metallo (aftermarket) che migliora il bilanciamento.
Il filtro protettivo davanti alle lenti è rimovibile con una rotazione (grazie a delle clip laterali), il che vi permette di montare filtri ND, CPL o soft focus. Freewell ha già una linea completa compatibile, e credeteci: gli ND sono praticamente indispensabili per evitare sovraesposizioni in piena luce, soprattutto se girate in manuale.
Nella confezione Standard Combo trovate: la camera, il grip di estensione, il fill light magnetico (con 3 intensità e 3 temperature colore), cavi di ricarica e un laccetto finalmente facile da attaccare. Manca il microfono wireless: per quello serve il Creator Combo, che include il Mic Mini 2.
DJI Osmo Pocket 4P recensione: prestazioni
Qui entriamo nel vivo. Abbiamo testato la Pocket 4P in contesti molto diversi: esterni in pieno sole, interni con luce mista, situazioni di scarsa illuminazione, riprese in movimento, tracking di soggetti. Vediamo come si comporta.
Qualità d’immagine e gamma dinamica
La promessa dei 17 stop di gamma dinamica in D-Log 2 è il fiore all’occhiello di questa camera. Nella pratica, cosa significa? Che potete inquadrare scene con forti contrasti (soggetto in ombra, cielo luminoso alle spalle) e recuperare dettagli sia nelle alte luci che nelle ombre in fase di color grading, senza che l’immagine si rompa.
L’abbiamo testata puntandola deliberatamente contro il sole con un soggetto in controluce: il risultato è impressionante. Luci e colori rimangono bilanciati, le informazioni ci sono tutte. Certo, il file esce piatto e desaturato (è il senso del Log), ma in post avete un margine di manovra che le Pocket precedenti, ferme a 14 stop, non potevano darvi.
Una nota importante: D-Log 2 funziona solo con la camera principale (20mm). Quando abilitate questo profilo colore, la focale è bloccata a 1x e non potete passare al teleobiettivo. È una limitazione frustrante se volete la massima flessibilità dinamica anche sullo zoom. DJI non ha spiegato il motivo (probabilmente legato all’elaborazione richiesta), ma sappiatelo.
La modalità D-Log standard (la prima generazione) è invece disponibile su entrambe le camere e permette di girare a 4K 60fps e persino 4K 200fps sul tele. Offre meno headroom (14 stop dichiarati), ma resta un’ottima base per chi vuole gradare senza spingersi agli estremi.
Le modalità colore standard (Normal, Vivid, ecc.) sono quelle che userete se pubblicate direttamente senza passare da Premiere o Resolve. Qui la camera applica saturazione, contrasto e sharpening. Il problema: è troppo processata. L’immagine esce satura, i bordi sono accentuati, le texture sono “croccanti” oltre il naturale. Nelle nostre prove la pelle dei soggetti risultava poco naturale, quasi plastificata.
La soluzione parziale è entrare nelle impostazioni avanzate (Image Adjustment) e abbassare Texture e Noise Reduction entrambi a -2. Questo ammorbidisce il look e vi dà più controllo. Fatelo per ogni profilo colore che intendete usare. Sarebbe però gradito un controllo anche su saturazione e contrasto, cosa che al momento manca.
La Color Science è migliorata: i toni della pelle sono più credibili rispetto alle Pocket precedenti, soprattutto in D-Log. Il bilanciamento del bianco ora include una regolazione Green-Magenta shift, assente sulla Pocket 3, che permette di correggere dominanti fastidiose (tipo sotto i neon).
In scarsa illuminazione, la Pocket 4P se la cava bene fino a ISO 6400 circa (il limite dell’Auto ISO in D-Log). Sopra quella soglia il rumore inizia a farsi vedere, ma resta gestibile. La modalità Night Mode amplifica la sensibilità e aiuta in situazioni davvero buie, anche se introduce un po’ di softness. Il bello è che Night Mode supporta anche il teleobiettivo, cosa gradita per ritratti serali.
Teleobiettivo e gestione dello zoom
Il 60mm f/1.8 è la vera novità hardware e, onestamente, cambia le carte in tavola. Avere uno zoom ottico 3x su un dispositivo tascabile vi permette di:
- Fare ritratti con sfocato naturale, grazie alla compressione prospettica e all’apertura luminosa
- Filmare dettagli e B-roll senza avvicinarvi troppo al soggetto
- Ottenere inquadrature più cinematografiche, con quella separazione sfondo-soggetto che il 20mm non può dare
- Girare interviste standovene a distanza di sicurezza, senza intimidire chi avete davanti

Lo zoom ottico 3x è pulito, senza perdita di qualità percettibile. DJI dichiara che fino a 6x si tratta di “lossless zoom” (probabilmente crop + upscaling intelligente), e in effetti fino a quella cifra il degrado è minimo. Oltre 6x, fino al 12x massimo, siamo in pieno digitale e la morbidezza diventa evidente: usabile per social, ma non per roba seria.

Il passaggio tra le due camere è fluido via software: toccate il pulsante zoom o il pulsante custom e switchate istantaneamente. Oppure usate il touchscreen per uno slider continuo (che in realtà fa crop digitale tra 1x e 3x, poi passa al tele).
Problema: come detto, in D-Log 2 il tele è disabilitato. E anche nelle altre modalità, se girate in manuale senza Auto ISO, passando da 20mm (f/2.0) a 60mm (f/1.8) l’esposizione cambia perché l’apertura è diversa. Bisogna ricompensare. Con Auto ISO attivo il problema non si pone, ma se state cercando un look preciso può essere seccante.

Un’altra limitazione: in modalità verticale (portrait) potete girare massimo a 3K 60fps, e alcune modalità (Night, Attention) non sono proprio supportate in verticale. Considerando che i social sono sempre più vertical-first, è un peccato.
Stabilizzazione e tracking
La stabilizzazione è DJI-level, quindi eccellente. Il gimbal meccanico a 3 assi compensa movimenti bruschi, camminate, salite su scale. Nelle nostre prove, anche correndo, il footage risultava usabile. Non aspettatevi miracoli se fate parkour, ma per vlogging e documentari in movimento è più che sufficiente.
L’ActiveTrack 8.0 è un salto avanti netto. Abbiamo testato il tracking su noi stessi e su soggetti in movimento, anche con lo zoom attivo (cosa critica, perché il campo inquadrato è ridotto). Il sistema tiene, anche quando vi nascondete dietro un ostacolo per qualche secondo. Una volta rientrati in frame, vi riagganciamo istantaneamente.
C’è la modalità Group Framing che allarga automaticamente l’inquadratura quando più persone entrano in scena: utile per interviste o situazioni dinamiche. E c’è il Gesture Control, che vi permette di avviare registrazione o tracking con un gesto della mano. Funziona, anche se in ambienti affollati può confondersi.
Un consiglio fondamentale: appena tirate fuori la camera dalla scatola, entrate in Settings e abilitate “Registered Subject Priority”. Questo fa sì che la camera riconosca il vostro volto e lo prioritizzi su tutto il resto. Migliora drasticamente autofocus e tracking, soprattutto in scene affollate.
Autofocus
L’AF è veloce e affidabile, ma non perfetto. Nelle situazioni con buona luce aggancia istantaneamente e segue i soggetti senza esitazioni. In scarsa luce o con soggetti poco contrastati può impiegare un attimo in più, ma nulla di drammatico.
Abbiamo notato qualche “hunting” (oscillazione di messa a fuoco) in scene complesse, tipo con oggetti in primo piano che si muovono velocemente. Niente di invalidante, ma se girate roba molto dinamica potreste doverci fare l’occhio.
La distanza minima di messa a fuoco non è vicinissima: per macro o dettagli estremi la Pocket 4P non è l’ideale. Ma per ritratti, vlog, B-roll standard lavora benissimo.
Audio
I 3 microfoni integrati fanno il loro lavoro. La qualità è accettabile per vlog o contenuti social, con riduzione del rumore del vento decente. L’audio spaziale e lo zoom audio (che focalizza sul soggetto inquadrato) aggiungono un livello di professionalità.
Detto questo, se fate roba seria, usate un microfono esterno. Il Mic Mini 2 (incluso nel Creator Combo) o il Mic 3 (che abbiamo testato) fanno una differenza abissale, soprattutto se vi allontanate dalla camera. La resa è piena, la voce è chiara, il rumore ambientale è gestito meglio.
Occhio: alcuni utenti (e noi stessi in una sessione) hanno riscontrato problemi di sincronizzazione audio con microfoni esterni. La soluzione sembra essere aggiornare il firmware sia della camera che del mic. DJI ha rilasciato patch correttive, quindi prima di girare controllate di avere tutto updated.
Autonomia e gestione termica
La batteria da 1545 mAh promette fino a 210 minuti in 1080p, ma nella realtà con uso misto (4K, cambio di modalità, playback) aspettatevi circa 2 ore di utilizzo attivo. Non è tantissimo se fate una giornata intera di riprese.
La buona notizia: la ricarica rapida a 65W è velocissima. Da 35% a 100% in 20 minuti, da vuoto a pieno in mezz’ora abbondante. Se avete un powerbank con PD veloce, potete ricaricare tra una sessione e l’altra senza troppi patemi.
Il surriscaldamento è un tema. In ambienti caldi (con 30°C+), dopo sessioni prolungate la camera diventa calda al tatto. Non si è mai spenta per overheating, ma alcuni utenti early adopter hanno segnalato qualche problemino. DJI è al corrente e probabilmente interverrà con ottimizzazioni firmware. Al momento, se girate in 4K 60fps sotto il sole per 30+ minuti di fila, tenetela d’occhio.
Fill Light
Il fill light magnetico è una di quelle cose che pensavi di non volere e poi ti stupisci. Si attacca sul retro della camera, ha 3 livelli di intensità e 3 temperature colore (fredda, neutra, calda). In situazioni di controluce o interni bui, ti solleva le ombre sul viso quel tanto che basta per rendere l’immagine guardabile.
Non è una luce da beauty shot, sia chiaro: è piccola, non modulabile con precisione, e a intensità massima può sembrare un po’ “dura”. Ma in emergenza funziona, e il fatto che sia magnetica la rende comoda da attaccare/staccare al volo. Per vlogger che girano in ambienti difficili, è un plus.
DJI Osmo Pocket 4P recensione: scarica raw e clip
Se volete sperimentare un po’ i DNG prodotti da questo dispositivo e una clip in D-Log2, potete scaricare i vari file da questo link oppure direttamente cliccando qui sotto:
SCARICA I RAW DI OSMO POCKET 4P
DJI Osmo Pocket 4P recensione: le nostre conclusioni
Tiriamo le somme. La DJI Osmo Pocket 4P è una camera quasi perfetta, nel senso che fa un mucchio di cose molto bene, ma ha alcune scelte di design e limitazioni software che la tengono un passo indietro dall’eccellenza assoluta.
Cosa ci è piaciuto davvero: il teleobiettivo 60mm è un game-changer. Avere uno zoom ottico 3x in un corpo così compatto cambia le possibilità creative, punto. I ritratti con sfocato naturale, i B-roll cinematografici, le interviste a distanza: tutto diventa fattibile senza schlepp un kit completo. La gamma dinamica di 17 stop in D-Log 2 è concreta: in post avete margine vero per tirare fuori dettagli che altre pocket camera si mangerebbero. Il tracking è solido anche in zoom, la stabilizzazione è DJI-level (ergo, ottima), e la ricarica rapida vi salva la vita.
Cosa ci ha fatto storcere il naso: il fatto che D-Log 2 blocchi la camera a 1x (niente tele) è frustrante, perché proprio in quelle situazioni di contrasto forte vorresti usare lo zoom. L’impossibilità di girare slow-motion 4K 200fps in Log è un’altra limitazione inspiegabile: capisco che servano risorse di calcolo, ma su una camera “Pro” te lo aspetti. Il preset colore standard è troppo processato, saturo e poco naturale: serve controllo manuale su contrasto e saturazione, non solo su texture. E poi c’è il difetto di design irrisolvibile: i pulsanti custom coperti in modalità verticale. Se fate contenuti vertical-first, questo vi toglierà flessibilità.
Al momento della pubblicazione di questa recensione, i prezzi ufficiali che abbiamo, per ora solo per due kit, sono:
- Standard Combo: 609,00€
- Vlog combo: 699,00€
A chi la consigliamo: creator e videomaker che vogliono esplorare il color grading, documentaristi che cercano agilità senza rinunciare a qualità, vlogger evoluti che vogliono il look cinematografico. È perfetta per chi lavora da solo e ha bisogno di compattezza ma non vuole scendere a compromessi sull’immagine.
A chi NON la consigliamo: se fate 90% contenuti verticali per social, le limitazioni in portrait mode e i pulsanti inutilizzabili vi peseranno. Se cercate una camera plug-and-play senza pensieri, la Pocket 4 standard o anche la Pocket 3 sono scelte più immediate e comode. E se il budget è stretto, quei 200 euro di differenza comprano un bel po’ di accessori (microfono, filtri, grip).
In definitiva: la Pocket 4P è una bestia tecnologica che spinge i limiti del formato tascabile. Non è perfetta, e alcune scelte software ci fanno girare le scatole. Ma se sapete cosa state comprando e le limitazioni non vi toccano, è la camera compatta più capace sul mercato in questo momento. DJI ha creato uno strumento che, con qualche aggiornamento firmware, potrebbe diventare davvero eccellente. Per ora è “frustrantemente quasi perfetta”, ma noi la teniamo.
Recensione in breve
Osmo Pocket 4P
Un gimbail quasi perfetto che porta tantissimi cambiamenti rispetto al modello precedente: due obiettivi e due sensori, 1000nits di display, controlli accurati, ActiveTrack più preciso, e una qualità foto / video veramente molto elevata.
PRO
- Teleobiettivo 60mm f/1.8 con zoom ottico 3x
- 17 stop di gamma dinamica in D-Log 2
- Tracking preciso anche in zoom
- Stabilizzazione gimbal eccellente
- Ricarica rapida 65W (pieno in 32 minuti)
- Qualità costruttiva solida
- Fill light magnetico utile in emergenza
CONTRO
- D-Log 2 blocca il teleobiettivo (solo 1x)
- Pulsanti custom inutilizzabili in verticale
- Slow-motion 4K 200fps non disponibile in Log
- Preset colore standard troppo processato
- Limitazioni in modalità portrait (max 3K 60fps)
- Possibile surriscaldamento in ambienti caldi






















































