Etichetta AI Europa: cosa prevede la nuova normativa
Le regole che entrano in vigore domenica fanno parte di un’implementazione graduale dell’AI Act dell’Unione Europea. L’obbligo di etichettatura riguarda contenuti AI creati per scopi professionali che imitano persone o eventi reali, con l’obiettivo dichiarato di aiutare i cittadini a mantenere fiducia in ciò che vedono, sentono e leggono online.
Le aziende tecnologiche possono scegliere liberamente il metodo: watermark visibili o invisibili, etichette testuali, qualsiasi soluzione va bene purché permetta di identificare facilmente i contenuti sintetici. L’importante è che il sistema funzioni e sia accessibile.

La normativa si estende anche ai testi informativi destinati al pubblico e generati dall’AI senza supervisione umana. Restano invece esclusi i contenuti creati per finalità artistiche, satiriche o di fiction, così come l’uso privato dell’intelligenza artificiale generativa.
Etichetta AI Europa: cosa dicono le big tech
Google ha firmato il codice di condotta dell’AI Act europeo sulla trasparenza dell’intelligenza artificiale, mentre Meta ha segnalato l’intenzione di aderire. Entrambe le aziende, però, hanno espresso riserve sul modo in cui la norma viene implementata.
Google sostiene di essere favorevole alla trasparenza, ma si dice preoccupata che aggiungere ulteriore complessità normativa, mentre le soluzioni tecniche sono ancora in evoluzione, possa contraddire gli obiettivi di competitività e semplificazione dell’Europa.

Meta ha un punto di vista simile: secondo l’azienda di Zuckerberg bisogna evitare una situazione in cui i contenuti online finiscano sommersi da una crescente varietà di etichette e avvisi diversi che disorientano le persone, aggiungendo al contempo ulteriore complessità normativa per i fornitori di servizi.
Va detto che Meta ha introdotto un’etichetta “AI Info” già nel 2024, mentre TikTok richiede ai creator di marcare i contenuti generati con AI da diversi anni. È probabile quindi che le principali piattaforme ritengano di avere già gli strumenti necessari per conformarsi alle nuove regole europee.
Attualmente le big tech si affidano a strumenti come il protocollo C2PA e il watermark invisibile SynthID. Tutti questi sistemi, però, presentano dei limiti noti.
Etichetta AI Europa: il problema dei deepfake extra-UE
Un aspetto critico riguarda i contenuti creati fuori dall’Unione Europea. Se qualcuno al di fuori dei confini comunitari genera un deepfake che viene rapidamente visualizzato da cittadini europei, la responsabilità ricade sulla piattaforma che lo ospita.
Ma cosa succede se gli strumenti di rilevamento AI della piattaforma falliscono? La normativa non fornisce risposte chiare su questo punto, e le stesse aziende sottolineano che l’intelligenza artificiale è un bersaglio mobile: ciò che funziona oggi potrebbe non funzionare più tra pochi mesi.
È un problema tecnico e normativo insieme. I sistemi di watermarking possono essere aggirati, i tool di detection hanno tassi di errore, e l’evoluzione rapida dei modelli generativi rende difficile stare al passo. L’UE ha scelto un approccio basato sulla responsabilità delle piattaforme, ma resta da vedere quanto sarà efficace nella pratica.
L’obiettivo dichiarato dall’Unione Europea è quello di proteggere i cittadini dalla disinformazione creata con strumenti sempre più sofisticati, ma l’efficacia dipenderà molto dalla capacità delle piattaforme di implementare sistemi di rilevamento affidabili e dalla volontà politica di far rispettare le sanzioni quando questi sistemi falliranno.
















