Importanza Nikon Z9 Artemis II: l’eclissi lunare che ha fatto scienza
Durante il sorvolo lunare della missione Artemis II, gli astronauti hanno vissuto un’esperienza unica: un’eclissi solare totale che è durata quasi un’ora, non pochi minuti come quelle osservabili dalla Terra. Il motivo è semplice ma affascinante: trovandosi a soli 6.545 km dalla superficie lunare nel punto più vicino, la Luna appariva molto più grande del Sole, quindi il transito completo del disco solare dietro quello lunare ha richiesto molto più tempo.
Gli astronauti Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen hanno immortalato questo fenomeno con la Nikon Z9, usando un obiettivo Nikon AF-D 35mm f/2 adattato. Le impostazioni utilizzate per una delle foto chiave analizzate dai ricercatori erano: f/2, 2 secondi di esposizione, ISO 1600. Niente di esotico o impossibile da replicare, eppure quelle immagini si sono rivelate una miniera d’oro per la scienza.
I ricercatori Kohji Tsumura e Ko Arimatsu hanno spiegato nel paper di aver studiato la struttura della corona-F ottica, cioè la luce zodiacale interna, utilizzando un’immagine ad ampio campo dell’eclissi totale. In questa foto il disco solare era completamente occultato dalla Luna, offrendo una visione rara dell’emissione circumsolare diffusa su un’estensione angolare molto ampia.

Importanza Nikon Z9 Artemis II: calibrazione stellare e corona-F
Uno degli aspetti più interessanti di questa ricerca è proprio il metodo utilizzato per compensare la mancanza di calibrazione fotometrica della fotocamera. La Z9 degli astronauti non era stata preparata specificatamente per misurazioni scientifiche di questo tipo, ma i ricercatori hanno trovato una soluzione ingegnosa: la calibrazione stellare.
Usando i valori di luminanza delle stelle sullo sfondo visibili nelle immagini, Tsumura e Arimatsu sono riusciti a calibrare la correzione gamma e a ottenere misurazioni dettagliate della corona-F. La corona-F, il cui nome deriva da Fraunhofer absorption lines presenti nella luce dispersa, è la parte della corona causata dalle particelle di polvere che diffondono la luce proveniente dalla fotosfera.
Come spiega l’Università di St. Andrews, la corona-F è la parte più luminosa della corona da circa 1,4 milioni di chilometri dal centro del Sole in poi. La sua luce ha le stesse lunghezze d’onda della luce solare vista dalla Terra, il che la rende particolarmente interessante per lo studio della polvere interplanetaria.

I ricercatori erano interessati specificamente alla luce zodiacale (ZL), un fenomeno che contribuisce in modo significativo alla luminosità diffusa del cielo notturno ed è causato dalla luce fotosferica del Sole dispersa nello spazio dalla polvere interplanetaria. Misurare la luce zodiacale dalla Terra è complicato a causa delle condizioni atmosferiche, rendendo essenziali le osservazioni dallo spazio, proprio come quelle condotte dagli astronauti di Artemis II.
Importanza Nikon Z9 Artemis II: risultati e confronti con modelli esistenti
Attraverso l’analisi delle foto scattate con la Z9, i ricercatori sono riusciti a misurare forma, dimensioni e intensità della corona-F. I risultati sono stati in gran parte coerenti con osservazioni precedenti condotte dallo spazio, ma hanno anche rivelato alcune differenze interessanti: è stata osservata una concentrazione di emissioni più forte verso il piano dell’eclittica rispetto a quanto previsto.
Inoltre, i risultati hanno mostrato una corona-F più estesa di quanto previsto dal modello esistente ZodiSURF. Queste discrepanze non sono necessariamente problematiche, anzi: rappresentano nuove informazioni che possono contribuire a raffinare i modelli esistenti e migliorare la nostra comprensione della distribuzione della polvere circumsolare.

Ma l’aspetto davvero cruciale è che i risultati ottenuti dalla Nikon Z9 si sono allineati sostanzialmente con le aspettative e con altre osservazioni più rigorose condotte con strumentazione dedicata. Questo dimostra concretamente il potenziale reale delle fotocamere consumer per condurre ricerca scientifica di valore sul Sole durante missioni spaziali con equipaggio.
Come hanno concluso Tsumura e Arimatsu: “Nel complesso, questo studio dimostra che osservazioni opportunistiche da missioni lunari con equipaggio possono fornire intuizioni preziose sulla struttura della nube zodiacale interna. Queste analisi forniscono una dimostrazione empirica della fattibilità scientifica di tali concetti di occultazione lunare e possono essere considerate una preziosa prova di concetto a supporto di future missioni coronali in orbita lunare”.
Importanza Nikon Z9 Artemis II: partnership storica Nikon-NASA
La partecipazione della Z9 ad Artemis II si inserisce in una collaborazione che dura da oltre cinque decenni. Nikon ha fornito fotocamere e obiettivi alla NASA fin dalla missione Apollo 15, costruendo una reputazione solida per affidabilità e qualità in condizioni estreme.

Hiroyuki Ikegami, Senior Executive Vice President di Nikon e General Manager dell’Imaging Business Group, ha commentato: “Vedere le immagini dalla missione Artemis II tornare sulla Terra è un onore profondo per tutti noi in Nikon. Questa ultima ricerca della Tokyo City University agisce come un potente promemoria di ciò che l’imaging può rendere possibile quando scienza, esplorazione, sforzo incessante e curiosità umana si uniscono”.
Ikegami ha sottolineato le caratteristiche della Z9 che l’hanno resa adatta a questo compito: alta risoluzione, ampia gamma dinamica e prestazioni eccezionali in condizioni di scarsa illuminazione hanno aiutato gli equipaggi a catturare dettagli incredibili. Questi elementi sono fondamentali quando si fotografa nello spazio, dove le condizioni di luce possono variare drasticamente e non c’è possibilità di ritentare se qualcosa va storto.
La Z9 era stata aggiunta alla missione Artemis II all’ultimo minuto, affiancando le DSLR decennali (probabilmente D5 o D4) che erano state originariamente pianificate. Una scelta che si è rivelata particolarmente fortunata, considerando i risultati scientifici che ne sono derivati.

Importanza Nikon Z9 Artemis II: verso il futuro delle missioni lunari
Questo studio ha implicazioni che vanno ben oltre la singola missione Artemis II. Dimostra che non serve sempre attrezzatura scientifica specializzata e costosa per ottenere dati di valore: fotocamere prosumer ben progettate, nelle mani giuste e con una calibrazione post-acquisizione intelligente, possono contribuire in modo significativo alla ricerca.
La possibilità di utilizzare fotocamere relativamente leggere e versatili per scopi scientifici multipli durante le missioni spaziali rappresenta un vantaggio enorme in termini di peso, costi e flessibilità operativa. Gli astronauti possono concentrarsi sulla documentazione della missione e sulla comunicazione con il pubblico, sapendo che le stesse immagini possono poi essere analizzate per ricavarne dati scientifici.
Ikegami ha sottolineato che i test continuativi della Z9 preparano “le vaste possibilità scientifiche delle missioni future”. Con il programma Artemis che prevede il ritorno dell’uomo sulla Luna e la costruzione di una presenza permanente in orbita lunare e sulla superficie, le opportunità per osservazioni astronomiche uniche si moltiplicheranno.

Le missioni future potrebbero includere osservazioni programmate specificamente per sfruttare la posizione privilegiata degli astronauti, con fotocamere ancora più capaci e protocolli di acquisizione ottimizzati per la ricerca scientifica. La Z9 ha dimostrato che questa strada è percorribile e promettente.
La ricerca completa, intitolata “Large-scale Morphology of the Optical F-corona from a Total Solar Eclipse Observation during the Artemis II Lunar Flyby”, è stata pubblicata su The Astrophysical Journal Letters, Volume 1004, Number 1, con DOI 10.3847/2041-8213/ae71c8.
Questa storia rappresenta un esempio perfetto di come tecnologia fotografica avanzata ma accessibile, competenza scientifica e spirito di esplorazione possano combinarsi per produrre risultati inaspettati. Per i fotografi e gli appassionati di astrofotografia, è anche un promemoria del fatto che le fotocamere che usiamo oggi sono strumenti incredibilmente capaci, in grado di catturare fenomeni che fino a poco tempo fa richiedevano strumentazione specializzata da milioni di euro.
















