DJi Mavic 4 Pro in offerta
DJI Mavic 4 Pro recensione è la nostra prova dell’ultimo drone prodotto dal colosso asiatico di Shenzhen. Successore dell’apprezzatissimo Mavic 3 Pro, Il Mavic 4 Pro si colloca, per prezzo e caratteristiche, nella fascia avanzata-professionale con un comparto fotografico rinnovato e un gimbal dal design inedito per riprese sempre più creative. Tutto ciò corredato da un’avionica aggiornata per una maggiore autonomia maggior sicurezza nel volo, in particolare grazie ai sensori lidar che abbiamo gia visto nel Mavic Air 3S. Ma come ci siamo trovati? Scopriamolo insieme!
Abbiamo provato in dettaglio il DJI Mavic 4 Pro (versione Creator Combo) per circa due settimane e in viaggio in Sicilia. I test sono stati eseguiti in numerose condizioni sia meteo che soprattutto di illuminazione ambientale per “toccare con mano” sia le prestazioni avioniche che la qualità delle sue tre ottiche. Particolare attenzione merita soprattutto il gimbal, che ha una configurazione molto particolare e innovativa, ma ne parleremo in dettaglio tra poco. Chiaramente non si tratta di un drone per tutti, ma lo stesso valeva per il suo predecessore, il Mavic 3 Pro, dato il costo e la classe di peso. Ma passiamo alla disamina!

DJI Mavic 4 Pro recensione: introduzione
DJI non manca mai di stupire con innovazioni sui propri droni, siano essi di fascia alta o consumer e il DJI Mavic 4 Pro non fa eccezione. Il produttore asiatico ha cercato di rendere questa macchina il più versatile possibile, introducendo il formato verticale nativo (come nella fortunata serie Mini 3 e 4 Pro). Novità che di certo era molto desiderata da tutti coloro che creano contenuti per le piattaforme social e forse anche un tantino “telefonata” dai leak che inevitabilmente sono trapelati.
Ma DJI è andata oltre ciò e ha voluto introdurre la possibilità di ruotare arbitrariamente il gimbal ben oltre l’angolo giro, arrivando ad un totale di 440°. Oltre questo DJI ha introdotto le riprese a 6k fino a 60fps (solo cam principale) ed altre caratteristiche come il D-Log su tutte e tre le telecamere (che invece si fermavano al D-Logm sulle ottiche tele dei Mavic 3, meno spinto e con meno informazione presente). Oltre questo non sono mancati aggiornamenti nelle funzioni automatiche, un nuovo radiocomando e autonomia migliorata. Ma vediamo tutto in dettaglio!
DJI Mavic 4 Pro recensione: come vola
Ho avuto la fortuna di provare il DJI Mavic 4 Pro in tantissime condizioni differenti. In particolare, mi sono recato in Sicilia, dove tra coste paradisiache e montagne scoscese, ho avuto modo di provare a fondo la qualità delle sue tre fotocamere (anche in low light) e saggiare la sua resistenza al vento. Resistenza al vento che si dimostra in particolar modo importante con le due ottiche tele 70 mm e 168mm, sulla quale stabilità (in particolare la 168mm) il DJI Mavic 3 Pro aveva alcuni problemi.
Il DJI Mavic 4 Pro, nonostante la mole, risulta piuttosto agile, forse addirittura un po’ brusco nella configurazione con le sensibilità di fabbrica. Lavorando un po’ su i rates (in particolare sugli expo) ho personalizzato secondo il mio gusto di pilotaggio il DJI Mavic 4 Pro. Per quanto concerne la resistenza al vento, non ho notato alcun problema sulla stabilità delle immagini, nemmeno nelle esposizioni relativamente lunghe con l’ottica da 168mm.
Se dovessi definire con due aggettivi il volo del DJI Mavic 4 Pro, essi sarebbero solidità ed affidabilità.
Altra caratteristica che ritengo positiva è il basso impatto acustico. DJI dichiara 83 dB come massimo livello di rumore (circa 2 dB in piu rispetto al DJI Air 3S). Al di là del valore assoluto, il suono risulta meno acuto, (tipico dei droni con eliche di diametro maggiore) e ciò rende il Mavic 4 Pro meno percepibile e meno fastidioso.
Per quanto riguarda il tempo di volo, DJI dichiara 51 minuti di autonomia in condizioni ottimali. L’autonomia reale è chiaramente più bassa e, secondo quanto ho osservato, su 18 voli la media si attesta sui 39 minuti e mezzo di volo con circa 2-3 minuti di scarto stimata fino ad esaurimento totale (5%) della batteria. Il mio volo piu lungo in assoluto è durato 34 minuti (dal 98% al 14% di batteria). Quindi possiamo affermare che in condzioni reali l’autonomia non superi i 40-41 minuti effettivi.
Sebbene sia meno di quanto dichiarato è comunque ampiamente sufficiente produrre comodamente le riprese di cui necessitiamo prima di dover rientrare per sostituire la batteria. Batteria che nonostante sia molto più capiente (6654 mAh, 95.3 Wh), ha pressochè lo stesso peso della batteria del Mavic 3 (5000mAh, 77Wh). Sicuramente DJI (o, più probabilmente, una delle sue aziende satellite) ha fatto un lavoro titanico sulla chimica delle batterie al Litio.
L’hub di ricarica delle batterie è dotato della funzione Power Sharing già vista su DJI Air3S. Inoltre è possibile caricare contemporaneamente tutte le batterie nell’hub in meno di 90 minuti con il caricabatterie ultraveloce da 240W fornito in dotazione con la versione Creator Combo.
Veniamo adesso gli aspetti meno positivi, in particolare la velocità. Assodato che il DJI Mavic 4 Pro sia più potente e veloce della serie Mavic 3, specialmente in N mode, la velocità massima dichiarata in sport mode di 90 km/h in base alla mia esperienza non sono mai riuscito a raggiungerla. In particolare, il Mavic 4 Pro ci mette molto tempo ad accelerare. Non mi aspettavo l’accelerazione di un drone FPV da 7 o 10 pollici da long range chiaramente, tuttavia nemmeno che servissero quasi 200 metri di rincorsa per arrivare appena a 88km/h. Questa caratteristica rende il filmare gli inseguimenti automobilistici un po’ problematico a livello di inquadrature. Non capisco se si tratti di una limitazione firmware introdotta da DJI per essere compliant con la normativa europea sul rumore, un limite tecnico o un modo per salvaguardare la stabilità delle riprese.
Come opinione personale propendo per l’ultima ipotesi, alla luce anche di quello che accade durante le riprese verticali. Infatti data la minore escursione sul beccheggio in modalità verticale (poi vedremo il motivo), il firmware per salvaguardare la stabilità delle riprese evitando che il gimbal incappi nei fine corsa limita l’inclinazione (a 35°) e quindi la velocità di spostamento del DJI Mavic 4 Pro.
In talune condizioni in modalità verticale, ad esempio controvento, non si riescono a superare i 10-15km/h, e anche le frenate con il vento in coda risultano molto più lente. Per lo stesso motivo, alcune funzioni automatiche come l’activetrack sono disattivate durante le riprese verticali.
Altra caratteristica che mi è piaciuta meno sono le evidenti vibrazioni dei motori posteriori dovute alla deformazione delle eliche quando esse sono bloccate, a riposo, dalla “museruola” del DJI Mavic 4 Pro. L’unica soluzione sensata è la rimozione delle eliche posteriori prima di riporre il drone, ma ciò va ad inficiare la “prontezza” al volo data dall’accensione automatica del drone e del DJI RC Pro 2 una volta aperti. Al di là di questo, apparentemente, le vibrazioni non sembrano influenzare negativamente le prestazioni del DJI Mavic 4 Pro.
DJI Mavic 4 Pro recensione: design e materiali
Dal punto di vista estetico e funzionale, il DJI Mavic 4 Pro si discosta sensibilmente dal suo predecessore, tendendo verso un design ulteriormente arrotondato e aerodinamico. In particolare è molto evidente l’assenza di superfici piatte esposte al flusso d’aria frontale. L’intero corpo del drone è tutt’uno, dal punto di vista aerodinamico, con il vistoso gimbal sferico di cui è dotato.
Il colletto d’interfaccia tra il corpo del drone e il gimbal inoltre è di gomma (credo TPU o silicone), in modo da non lasciare spazi che potrebbero creare vortici durante la marcia frontale e servire anche da protezione dalla polvere del meccanismo di rotazione del gimbal. Il corpo anche in questo caso è costituito da ASA o ABS caricato con qualche genere di fibra in modo da aumentare la rigidezza a parità di peso. Tutto ciò è ottimizzato per aumentare la velocità e autonomia riducendo i consumi.
Coerentemente con queste scelte di design, i sensori anticollisione sono stati spostati sul dorso e sul ventre del DJI Mavic 4 Pro. Sensori che sono costituiti da tre telecamere fisheye per lato che insieme coprono l’intero angolo solido intorno al drone.
Il DJI Mavic 4 Pro è più grande del predecessore DJI Mavic 3 Pro, e pesa circa 130g in più (con la batteria). Le eliche sono piu grandi e rigide e l’intero drone da un feeling di solidità e affidabilità.
L’apertura dei braccetti è solida e priva di gioco e può essere eseguita in qualsiasi ordine come accade con il Mini 3 e 4 Pro. Caratteristica molto utile è anche l’accensione automatica all’apertura dei braccetti, come avveniva per il DJI Flip. Molto utile per gli impazienti che vogliono essere immediatamente operativi!
DJI Mavic 4 Pro recensione: Infinity gimbal? sì, ma…
Come già accennato, il gimbal che contiene le tre focali è sferico (anziché triangolare come nel DJI Mavic 3 Pro) e può ruotare sull’asse del rollio fino a 440° tra i due fine corsa estremi. L’ordine degli assi del gimbal del DJI Mavic 4 Pro è Rollio-Imbardata-Beccheggio (Roll-Yaw-Pitch, o RYP). Tale scelta, dettata probabilmente da necessità di progettuali, fa si che i due assi a valle del rollio (Yaw e Pitch) siano ruotati e scambiati tra loro.
Questo di per sé non sarebbe un problema se entrambi gli assi avessero la stessa escursione, tuttavia non è così. Infatti il Pitch va -90° a +70° (molto utile per guardare verso l’alto) mentre lo YAW si limita a pressappoco +15° e -15°. Questo spiega il motivo per il quale la modalità verticale nativa sia molto più limitata di come viene “venduta” da DJI, sebbene comunque sia utile avere il verticale a pieno sensore.
DJI Mavic 4 Pro recensione: il DJI RC Pro 2
Con il DJI Mavic 4 Pro, in particolare con la versione Creator Combo, è stato introdotta una nuova versione “Pro” del radiocomando: il DJI RC Pro 2. Questo nuovo controller ha un design totalmente rinnovato. In primo luogo il DJI RC Pro 2 è dotato di un display full HD da 7 pollici LED totalmente reclinabile ed orientabile per una più comoda visione del ritorno video.
Il display ha una luminosità di ben 2000 nits, con un’ottima visibilità anche in pieno sole (come ho avuto modo di constatare in Sicilia). Oltre questo il display è HDR e possiende profondità colore di 10 bit e un contrasto di 1000000:1. Tutte queste caratteristiche lo rendono veramente efficace per le riprese aeree in molte condizioni operative.
Il design è ergonomico e molto piacevole al tatto, non eccessivamente pesante e dalla presa molto salda. Il peso si aggira intorno a 750g, e personalmente non lo ritengo particolarmente pesante.

Gli stick, benchè svitabili e sostituibili sono a scomparsa quando lo schermo viene chiuso in posizione da riposo. Niente più perdite di tempo per avvitarli o stick persi nell’erba o peggio a causa delle mani rattrappite dal freddo durante le vostre riprese invernali!
Per quanto riguarda tasti e ghiere presenti e la loro disposizione non si discosta molto da quanto abbiamo già visto. E presente un pulsante 5D (con funzioni programmabili), un tasto pausa/ritorno a casa, un pulsante “indietro”, il classico switch da tre posizioni per la modalità di volo tra Cine (bassa velocità), Normal (velocità normale) e Sport (sensori off, alta velocità). Dietro il DJI RC Pro 2 sono presenti altri due tasti funzione C1 e C2 (anche essi programmabili), mentre il tasto FN è stato rimosso. Nella parte sommitale del controller sono presenti due ghiere di controllo, rispettivamente una per l’inclinazione del pitch del gimbal (sinistra) e per lo zoom (destra). Quest’ultima è programmabile a piacimento e io ho optato per usarla per il controllo della rotazione del rollio sul gimbal, che ritengo più utile dello zoom fluido, francamente.
Una caratteristica molto utile è la presenza di una nuova ghiera dedicata al settaggio dei parametri di scatto. Tramite ogni pressione della stessa si cicla tra tempi di esposizione, iso, diaframma e bilanciamento del bianco, e con la sua rotazione si aggiusta il parametro evidenziato. Molto utile se si è costretti ad usare i guanti e si ha necessità di cambiare l’esposizione senza toccare lo schermo. Brava DJI, ben fatto!
L’apertura del display provoca l’accensione automatica del DJI RC Pro 2, mentre per lo spegnimento è necessaria premere il tastino sulla parte superiore sinistra dello schermo, secondo la classica combinazione tipica di DJI che conosciamo tutti.
Una caratteristica molto carina è la possibilità di ruotare lo schermo di 90°. Questo, oltre a mandare l’app in modalità portrait, mette in drone nella modalità di ripresa verticale. Il tutto senza premere niente!
Altra caratteristica premium, tipica dei controller premium è la possibilità del live streaming tramite la porta HDMI, con o senza telemetria, a scelta dell’operatore. il DJI RC Pro 2 inoltre possiede un microfono integrato (chissà se in futuro supporterà i comandi vocali?) ed è compatibile con il DJI Mic 2.
La batteria è costituita da una 2S Li-Ion da 3000mAh (compatibile con la ricarica rapida fino a 65W) che garantisce fino a 4 ore di autonomia continua. In tutto il tempo che il DJI Mavic 4 Pro è rimasto nella mia disponobilità l’ho ricaricato solamente tre volte e non era mai nemmeno sceso al di sotto di due tacche!
IL chipset del DJI RC Pro 2 è molto potente e, oltre a dare un’estrema fluidità nel feed video, permette addirittura di far girare un piccolo simulatore con grafica 3D per allenarsi con versioni virtuali del DJI Mavic 4 Pro.
Il protocollo di trasmissione del controller DJI RC Pro 2 è il DJI O4+, che garantisce una maggior distanza (fino a 30Km nei paesi con standard FCC) rispetto al protocollo DJI O4 a parita di potenze di trasmissione. La trasmissione, come per il DJI RC 2, è multibanda ed include anche la frequenza 5.2GHz dedicata ai droni (fino a 23dBm, cioè 200mW) e tendenzialmente sgombra da reti WiFi interferenti. Personalmente, nel range di distanza nel quale ho usato il DJI Mavic 4 Pro, non ho notato nè perdite di segnale nè glitch nel feed video a 1080p 60fps.
Nota: un successivo aggiornamento ha reso compatibile il DJI RC Pro 2 con il DJI Air 3/3S e il DJI Mini 4 Pro. che funzioneranno tuttavia in modalita DJI O4 (non plus).
Il DJI Mavic 4 Pro è prediposto anche per l’utilizzo con il dongle 4G, che permetterebbe in linea di principio, una copertura quasi assoluta del segnale anche a distanza ragguardevoli.
DJI Mavic 4 Pro recensione: qualità d’immagine
Il DJI Mavic 4 Pro, come accennato precedente, è dotato di tre ottiche a diversa lunghezza focale equivalente: 28, 70 e 168mm con apertura massima rispettivamente di f/2.0 per la telecamera principale e f/2.8 per le altre due. Il sensore principale (grandangolo 28mm) è un CMOS 4/3′ Hasselblad da 100 megapixel, analogo a quello del Mavic 3/3Pro come dimensioni ma non come risoluzione, dato che quest’ultimo si fermava a 20 megapixel.
Il medio tele (70mm) invece è dotato dello stesso sensore che era presente sul Mavic 3 Pro, ma anche su DJI Air 3/3S e Mini 3/4 Pro ed è un CMOS da 1/1.3′ da 48 megapixel. Altro upgrade importante riguarda il sensore della telecamera tele (168mm) che dal 1/2′ del Mavic 3 Pro passa a 1/1.5′ (50 megapixel) CMOS anche in questo caso, mentre l’apertura massima da f/3.5 a f/2.8.
Tutti i sensori sono costituiti da una matrice quad bayer e in foto possono essere usati sia a piena risoluzione che in combinazione di 4 pixel in 1, riducendo ad 1/4 la risoluzione logica ma migliorando il rapporto segnale rumore di un fattore due!

Per quanto riguarda le prestazioni, ho cercato di confrontare la qualità del DJI Mavic 4 Pro con i droni in mio possesso equipaggiati con i sensori che più si avvicinano come tecnologia. In particolare la telecamera grandangolare (28mm f/2.0) è stata confrontata con la 24mm (f/2.8) del Mavic 3 Cine nelle medesime condizioni di luce e cercando di comporre in modo simile (data la differente lunghezza focale). La telecamera medio tele (70mm) è stata confrontata invece con la medio tele del DJI Air 3S, che è dotata dello stesso identico sensore. Per quanto riguarda l’ottica da 168mm, non avendo termini di paragone, mi sono limitato ad esprimere un’opinione sulla qualità generale.
DJI Mavic 4 Pro recensione: qualità in foto
Per quanto riguarda le foto, non si può assolutamente eccepire nulla in merito alle tre fotocamere di cui è dotato il DJI Mavic 4 Pro. Pertendo dalla tele 168mm, essa può forse apparire un po’ meno nitida agli occhi attenti dei “pixel peeper” ma è da tenere conto che gli elementi che vengono “compressi” sono molto distanti e che l’atmosfera non è mai perfettamente pulita e priva di turbolenze termiche, e stiamo parlando di foto a 50 megapixel. Mettendo a fuoco elementi più vicini, lo sfondo appare chiaramente più sfocato ma non si può parlare di un vero e proprio bokeh dato che non si ha un vero diaframma, e quindi lo sfocato appare un poco privo di carattere e struttura (vedi foto qui sotto).

Per quanto riguarda l’ottica medio tele 70mm del DJI Mavic 4 Pro, nel confronto con la stessa ottica presente sul DJI Air 3S, non noto differenze sostanziali di prestazioni ottiche a parte forse un po’ più di luminosità e gamma dinamica sul DJI Mavic 4 Pro a parità di parametri di scatto. Le ombre, infatti, paiono più chiare ma è necessario considerare che stiamo osservando un JPG, e che ci possono essere differenze sostanziali tra le due macchine nel trattamento dei dati proventienti dal sensore. Mi aspetto che nello sviluppo delle foto da DNG non si vedano particolari differenze.
Parliamo adesso delle fotocamera grandangolare. In questo caso il confronto è stato fatto con il mio fidato DJI Mavic 3 Cine, equipaggiato con un sensore CMOS Hasselblad da 4/3′ da 20Megapixel (1/5 di quelli del Mavic 4 Pro). Qui la differenza un poco più marcata, ed è soprendente come un sensore con così tanti megapixel riesca ad avere una gamma dinamica superiore allo stesso sensore ma con meno risoluzione.
Molto bello anche il flare, dato dal diaframma a 5 lamelle (quindi stelline a 10 punte), mentre quello del DJI Mavic 3 Cine appare un poco più “spento” e meno evidente. Molto bello anche la restituzione dei colori, che pare più calda e fedele, mentre quella del DJI Mavic 3 Cine leggermente più fredda ed asettica. I parametri di scatto della foto mostrata di seguito erano i medesimi, così come il bilanciamento del bianco (5400K entrambe).
Unica differenza i tempi, che ho dovuto regolare in modo da avere la stessa esposizione su entrambi i droni, dato che il DJI Mavic 3 Cine, per qualche assurda ragione, appare più luminoso di uno stop con gli stessi parametri nello stesso momento e con la stessa luce.
Personalmente a me piace molto lo sviluppo che fa il DJI Mavic 4 Pro in JPG, appare piuttosto naturale.
Una cosa che, a mio gusto, invece mi piace meno è il 28mm, che è un poco meno grandangolare del 24mm a cui sono abituato. Sebbene la differenza possa sembrare esigua, non è così: 4mm in più a questa focale significano passare da un angolo di campo di 84° a 75°, quindi prospettiva leggermente più compressa e minore percezione della velocità nei video.
Chiudo questa sezione con una piccola carrellata di foto degli stessi soggetti nelle tre focali differenti del DJI Mavic 4 Pro, così potete farvi una vostra opinione in merito.
DJI Mavic 4 Pro recensione: qualità in video
In video, il DJI Mavic 4 Pro è in grado di registrare video in 6K fino a 60fps e 4K fino a 120fps, con codifica H.264 All-I a 10Bit e sottocampionamento 422 su tutte e tre le camere del Mavic 4 Pro. Questo è un grosso passo avanti, rispetto al DJI Mavic 3 Pro, dove la codifica ad alta qualità era riservata solo alla camera grandangolare principale. La compressione è solo intra-frame (a differenza dell’H.265). Ciò rende il file piu “digeribile” durante il montaggio anche su macchine meno performanti perchè non richiede eccessiva potenza di calcolo per la ricostruzione di ogni frame basandosi sul precedente.
In 6K la bitrate arriva a 1200Mbps, circa un terzo rispetto a quella della codifica Prores HQ 422 (in 5,1K 60fps, che arriva a 3700Mbps). Il DJI Mavic 4 Pro, anche nella versione Creator Combo da 512GB di memoria è privo della codifica Apple Prores (presesente invece sulle versioni Cine del Mavic 3/3Pro) che è uno standard di riferimento in questo settore.
Non è chiaro se il problema sia dato dalle licenze da pagare ad Apple o da una scelta dettata da altri motivi. Questo viene visto da molti esperti nel settore come un grosso limite, specialmente per produzioni un po’ più importanti, dato che l’AII-I H.264 è meno ricco di informazioni rispetto appunto al Prores HQ 422. C’è da dire che produzioni più grandi probabilmente si orientano verso macchine come ad esempo il DJI Inspire 3, per il quale è possibile acquistare la licenza CinemaDNG, anche se ciò comporta adempimenti normativi ben più onerosi rispetto agli scenari OPEN A2.

Per quanto riguarda la qualità generale in video ho notato alcune differenze tra il DJI Mavic 4 Pro e le macchine in mio possesso su cui ho basato il confronto, DJI Air3S per l’ottica tele 70mm e DJI Mavic 3 Cine per il grandangolo 28mm. Nei test, entrambi i video sono stati eseguiti in movimento (orbit automatico), dei quali riporto per ciascuno un frame (esportato con Davinci Resolve). Nel confronto sull’ottica grangangolare, esso è stato eseguito utilizzando come codifica l’H.264 All-I 422 sul DJI Mavic 4 Pro e il Prores HQ 422 sul Mavic 3 Cine, entrambi con D-Log come profilo colore.
In questo caso la differenza di qualità pare trascurabile, sia come informazione nei dettagli che come gamma dinamica. Per quanto riguarda invece il confronto del 70mm di DJI Mavic 4 Pro con di DJI Air3S, la differenza appare più marcata; in particolare osservando la croce si nota, a parità di risoluzione, una certa perdita di dettaglio nella croce su campanile.
Niente di eclatante chiaramente, e potrebbe semplicemente essere dovuto alla diversa codifica.

Per quanto riguarda la qualità video in notturna, Il DJI Mavic 4 Pro se la cava decisamente molto bene su tutte e tre le focali. Mi ha sorpreso in particolar modo la focale da 168mm, che ha il sensore più piccolo tra le tre focali presenti ma con una luminosa apertura pari a f/2.8. Il rumore in generale è piuttosto contenuto e i dettagli non vengono distrutti da algoritmi di denoise troppo pervasivi. Inoltre la gamma dinamica è apprezzabilmente alta: è possibile infatti agevolmente “tener dentro” tutta l’informazione necessaria sia nelle alte luci che nelle ombre.
DJI Mavic 4 Pro recensione: altre caratteristiche e osservazioni
Il DJI Mavic 4 Pro è, in linea di principio, predisposto per l’utilizzo di filtri ND elettronici. Tale caratteristica risulta molto comoda perchè in linea di principio elimina la necessità di atterrare per la sostituzione del filtro con uno a densità differente. Il problema tuttavia è che, nonostante sulla confezione fossero indicati, nel kit fornito da DJI per i test, del filtro ND elettronico non vi era alcuna traccia.
Inoltre tali filtri elettronici, anche dopo il lancio ufficiale, non erano acquistabili nè sullo store di DJI, nè presso i suoi rivenditori autorizzati. Navigando un po’ sui database della letteratura brevettuale mi sono imbattuto in un brevetto giapponese che rivendicava appunto un sistema costituito proprio da un filtro ND elettronico. Posso azzardare l’ipotesi che DJI si sia trovata, come già accaduto in passato, a dover negoziare un accordo con gli applicant del brevetto. Chiaramente questo richiede un certo tempo, e quindi per ora i filtri sono spariti dal mercato.
Auspico che una soluzione arrivi presto, del frattempo sia DJI che gli altri produttori di filtri classici come Freewell e PolarPro non sono stati con le mani in mano, e hanno prodotto i loro filtri per il DJI Mavic 4 Pro, anche se i tempi di consegna, sia su DJI Store che Amazon, sono abbastanza dilatati dato che al momento sono tutti sold out.

In Sicilia, di giorno, mi sono trovato molto il difficoltà senza il filtri ND dato che non potevo rispettare la regola dei 180° per ottenere video correttamente esposti e con sufficiente motion blur. Vedendomi costretto ad aggiungerlo in postproduzione. A mali estremi…
Una cosa molto utile invece che è stata introdotta nel DJI Mavic 4 Pro è la possibilità di modificare la “tinta” oltre che il bilanciamento del bianco. Questa caratteristica risulta molto utile per compensare eventuali dominanti che possono essere introdotte con dei filtri ND. Qualora infatti il filtro installato possegga delle dominanti che fanno virare verso il verde o verso il magenta l’immagine, è possibile contrastare questo effetto muovendo lo slider nella direzione del colore opposto. Sarebbe carino se DJI introducesse questa caratteristica anche sui droni precedenti, come ad esempio DJI Mavic 3/3Pro e DJI Air 3/3S.
Altra caratteristica puramente software è il fatto che nei cambi di focale i parametri vengono “copiati” sulla focale successiva, rendendo la regolazione più rapida e con meno perdite di tempo. Questo vale sia in foto che in video.
Cambi di focale che rispetto al DJI Mavic 3 Pro, sono diventati molto più rapidi. Questo grazie alla maggiore potenza di calcolo della CPU del DJI Mavic 4 Pro, che si traduce anche nella possibilità di usare le funzioni automatiche anche mentre si riprende in H.264 All-I in 6K 60fps, cosa che non era invece possibile sul Mavic 3/3Pro Cine quando si registrava in ProRes HQ 422.
infine, è possibile accedere sia alle memoria interna, sia alla SD collegando un cavo USB 3.2 Lightspeed, sia tramite Quicktransfer 3.0 senza la necessità di accendere il drone! Memoria interna che è di 512GB, circa la metà rispetto alle versioni Cine del Mavic 3/3pro (dotate di ProRes) ma comunque adeguata, dato che il codec H.264 All-I occupa circa un terzo dello spazio a parità di girato rispetto al ProRes HQ 422.
DJI Mavic 4 Pro recensione: dotazioni di sicurezza e aspetti normativi
Il nuovo design del gimbal ha costretto DJI a spostare i sensori sul dorso e sul ventre del DJI Mavic 4 Pro, sostituendoli con delle telecamere fisheye che sostanzialmente offrono una protezione a 360° e con le eliche meno visibili nel feed del sistema anticollisione. Il fuzionamento del sistema anticollisione è il medesimo dei droni precedenti: è possibile evitare gli ostacoli in tutte le direzioni o in alternativa far frenare il drone. Mon mi aspettavo nulla di differente.
Il sistema anticollisione del DJI Mavic 4 Pro funziona fino ad una velocità di 18 m/s (65 km/h) e fino a 0.1 Lux di luminosità. Sul Mavic 3 Pro il sistema di rilevamento smetteva di funzionare sotto 15 Lux e funzionava ad un massimo di 15m/s, mentre sull’Air3S fino ad 1 Lux.
Le telecamere anticollisione del DJI Mavic 4 Pro sono coadiuvate inoltre, come su DJI Air 3S, da un sistema di mappatura Lidar. Questo, oltre a funzionare da sistema ulteriore di rilevamento degli ostacoli, permette anche il ritorno (RTH) a casa del drone in assenza di segnale GPS, grazie alla mappatura 3D dell’ambiente circostante.

Questo avanzatissimo sistema non è esente da avere alcuni problemini, tuttavia. In particolare ho notato alcuni falsi positivi di ostacoli inesistenti, dovuti principalmente alla luce solare diretta, che adesso colpisce in pieno i sensori posti sul dorso. Negli ultimi test, dopo l’aggiornamento firmware che DJI ha recentemente rilasciato, tale problema sembra ridimensionato.
Un altro piccolo problemino invece è su feed delle telecamere anticollisione. In particolare, trovo molto utile tenere in basso a sinistra nell’app DJI Fly le immagini delle telecamere anticollisione nella direzione in cui il drone si sta muovendo. Tuttavia trattandosi di telecamere sui lati opposti del drone, a volte si notano bizzarri artefatti, come linee spezzate e pezzi dell’immagine a luminosità differenti. Ciò genera non poca confusione e rende la visuale delle telecamere anticollisione un po’ fuorviante e meno efficace. É probabile che DJI comunque ci metta una pezza con successivi aggiornamenti firmware. Dopo tutto il drone è uscito meno di un mese fa!
Aspetti normativi:
Il DJI Mavic 4 Pro è dotato di marcatura di classe OPEN C2. Conseguentemente può volare seguendo le limitazioni della sottocategoria OPEN A2 e A3. Per le operazioni in sottocategoria OPEN A3 è sufficiente l’attestato di competenza A1-A3 (che si ottiene online presso una qualsiasi authority aeronautica europea) ma in questo caso il DJI Mavic 4 Pro deve essere utilizzato ad almeno a 150m di distanza da aree residenziali, ricreative ed industriali e mantenendo una distanza da persone non coinvolte almeno pari all’altezza dal suolo e comunque non inferiore a 50m.
Per quanto riguarda le operazioni in sottocategoria OPEN A2, è necessario essere in possesso dell’attestato di competenza A2. In questo casi è possibile volare anche in scenari urbani a patto di mantenere una separazione in distanza uguale o superiore all’altezza e comunque non inferiore a 30mt (che diventano 3 metri in modalità a bassa velocità). Il sorvolo di persone è in ogni caso non concesso, nemmeno accidentale, e l’operatore deve sincerarsi che nessuno riesca a penetrare nell’area delle operazioni. Niente di diverso del DJI Mavic 3 Pro, tuttavia.
Ovviamente valgono le regole delle zone di volo di D-Flight, ma questo vale per tutti i droni.
Se vuoi conoscere i dettagli nella normativa EASA e UAS-IT, ti consiglio di consultare la nostra guida!
Viaggiare con il DJI Mavic 4 Pro:
Una nota particolare per coloro che viaggiano frequentemente in aereo e devono portarsi il Mavic 4 Pro dietro. Nella mia esperienza (viaggio Pisa-Trapani) non ci sono state particolari criticità per passare i controlli di sicurezza. Essendo un “abituè” dei viaggi con droni e batterie al seguito (anche FPV) sapevo già come comportarmi in caso di domande. Domande che, a seguito dello scan del mio bagaglio, hanno riguardato solo la capacità delle batterie. Nel caso del DJI Mavic 4 Pro, esse stanno abbondantemente sotto i 100Wh prescritti dalle norme IATA per il trasporto di batterie in aereo passeggeri. Il drone invece non ha suscitato alcun interesse degli addetti nonostante le vistose eliche pieghevoli da dieci pollici di cui è dotato.
Per quanto riguarda il peso in caso di trasporto a piedi (trekking, escursioni) chiaramente il Mavic 4 Pro si fa sentire. Niente di così diverso rispetto al Mavic 3 Pro tuttavia, che pesa circa 130g in meno mentre le batterie di scorta del Mavic 4 Pro hanno lo stesso identico peso.
DJI Mavic 4 Pro recensione: le funzioni automatiche
Non potevano mancare i test sulle funzioni automatiche del DJI Mavic 4 Pro. Oltre alle classiche funzioni già ben conosciute sul DJI Air 3S e sul Mavic 3 come Activetrack, Spotlight, Point of Interest, Hyperlapse, Waypoint, il repertorio si arricchisce di un nuovo Quickshot, il “Vortex“.
Come il nome può suggerire si tratta di un Quickshot che consiste in una rotazione sull’asse del rollio mentre il drone avanza o arretra. Per intenderci è l’effetto che vediamo in “Inception”. Chiaramente lo stesso può essere eseguito anche manualmente avendo l’accortezza di mappare la rotazione in rollio del gimbal su di un delle ghiere del DJI RC Pro 2. Inoltre sia nei Waypoints che in Hyperlapse è possibile specificare il rollio oppure un intervallo di rotazione da impartire al gimbal, aggiungendo interesse alla manovra.
Una caratteristica molto importante è che adesso, le funzioni automatiche sono disponibili anche quando si registra con il codec più impegnativo dal punto di vista computazionale (H.264 All-I 422). Al contrario, il DJI Mavic 3/3Pro non era in grado di eseguire alcuna funzione automatica qualora si registrasse in Prores HQ 422. Un bel passo avanti!
Inoltre, adesso le funzioni automatiche sono disponibili anche di notte se c’è sufficiente dettaglio nel soggetto che si desidera tracciare!
CI sono alcune limitazioni, tuttavia. La prima è che la funzione di tracciamento denominata Point of Interest non funziona con la telecamera da 168mm. Quindi se volete fare l’effetto parallasse con tale focale vi conviene usare la precisione dei vostri pollici!
La seconda è che l’Activetrack non funziona in modalità verticale, molto probabilmente perché la poca escursione del gimbal in tale modalità e le limitazioni alla velocità farebbero perdere facilmente il soggetto. Quindi anche in questo caso: pollici!
A mio parere comunque tali limitazioni risultano piuttosto marginali.
DJI Mavic 4 Pro recensione: riepilogo delle caratteristiche in breve
- Peso massimo al decollo (MTOW/MTOM): 1085 g
- Peso al decollo nella configurazione normale: 1063 g
- Dimensioni: chiuso 25,8×12,5×10,7 cm; aperto 32,0×39,0×13,5 cm
- Velocità massima di salita e discesa: 6 m/s (modalità normale e cineI), 10 m/s (modalità sport)
- Velocità massima orizzontale: 90 km/h (in sport mode)
- Alitudine massima di decollo: 6000 m
- Tempo di volo: massimo 51 minuti; media 41 minuti
- Massima velocità del vento tollerabile: 12 m/s
- Modalita di volo: Normal, Sport, Cine
- Posizionamento satellitare: GPS, Galileo, Beidou
- Marcatura di Classe EASA: C2
- Scenari operativi di utilizzo EASA: OPEN A2
- Livello massimo di rumore: 83 dB
- Fotocamere: grandangolo 28mm sensore CMOS da 4/3 pollice da 100 megapixel; teleobiettivo 70mm sensore CMOS da 1/1,3 pollici da 48 megapixel; teleobiettivo 168mm sensore CMOS da 1/1,5 pollici da 48 megapixel.
- Angolo di campo: 72°, 35° e 15°, rispettivamente per 28mm, 70mm e 168mm
- Apertura: f/2.0 – f/11 grandangolo, f/2.8 fissa teleobiettivo 70mm e 168mm
- Distanza di MAF minima: 2m grandangolo 28mm; 3m teleobiettivo 70 e 168mm
- Formato foto: JPG,RAW (DNG)
- Video: AVC H.264 standard (90Mbps), HEVC H.265 10bit 420 (circa 160MBps), AVC H.264 All-I 10Bit 422 (circa 1200MBps, solo versione Combo Creator)
- Profili colore: Normale, HLG, D-Log, D-Logm
- Sensori anticollisione: binoculari frontali, posteriori, laterali; superiori e inferiori (infrarossi); lidar frontale sui bracci
- Sistema di trasmissione video e controllo: DJI O4+
- Gamma di frequenze operative: 2.4GHz, 5.1GHz, 5.8GHz, canali potenza di trasmissione regolati automaticamente
- Distanza massima di controllo: FCC 30 km, CE 15 km, SRRC 15 km, MIC 15 km
- Batteria: 6654mAh, 4celle Li-ion HV, 95Wh
- Memoria interna a bordo: Mavic 4 Pro: 64 GB (lo spazio di archiviazione effettivo disponibile è di circa 42 GB), Mavic 4 Pro 512 GB (Combo Creator): 512 GB (lo spazio di archiviazione effettivo disponibile è di circa 460 GB)
Specifiche dettagliate del drone e del radiocomando disponibili presso il sito DJI.
DJI Mavic 4 Pro recensione: conclusioni e consigli
Eccoci alla fatidica domanda, chi potrebbe acquistare il DJI Mavic 4 Pro? Fermo restando che ognuno conosce al meglio le proprie esigenze e aspirazioni, mi sento di consigliare questo drone principalmente a chi vuole aver tre focali differenti con la registrazione in alta qualità su ciascuna e magari non ha già il DJI Mavic 3 Pro.
Indubbiamente il DJI Mavic 4 Pro è un drone impegnativo, sia come prezzo sia da portare in giro vista la mole. Non lo ritengo quindi adattissimo ad un hobbysta seppur nella versione “normale” senza la memoria interna e il codec H264 All-I.
Per chi viaggia e fa vlog (anche vista la compativilità con il DJI Mic) il DJI Mavic 4 Pro potrebbe essere invece una scelta sensata vista la versatilità che danno le tre focali il tempo di volo e la resistenza alle diverse condizioni di vento.
Per chi lo vuole usare professionalmente, fatte salve le inevitabili limitazioni normative della classe OPEN C2 a cui il drone appartiene consiglio chiaramente la versione Combo Creator, contenente il radiocomando DJi RC Pro 2, con schermo da 2000 nits, 512Gb di memoria interna, Codec All-I e uscita HDMI per lo streaming diretto. In ogni caso molti hanno storto il naso per la mancanza dell’Apple ProRes HQ, considerandolo un importante passo indietro da parte di DJI. Infatti tale codec è presente invece sulle versioni Cine dei DJI Mavic 3. É probabile quindi che produzioni abituate ad includere questo formato nel proprio workflow continuino ad usare i Mavic 3.
Per quanto riguarda i contenuti social, la modalità verticale nativa è un po’ limitata per versatilità compostitiva, costringendo i creators a ricorrere alla modalità croppata che chiaramente comporta una parziale perdità di qualità e di angolo di campo.
Sostanzialmente Il DJI Mavic 4 Pro mantiene la sua posizione intermedia tra la prosumer (serie Air 3), e professionale (Inspire 3) non riuscendo però del tutto a colmare il gap in alto, proprio a causa della mancanza del ProRes, oltre al pasticcio dei filti ND elettronici, sui quali DJI è corsa ai ripari in extremis rendendo “disponibili” i filtri classici.
Se siete riusciti ad arrivare in fondo a questa lunghissima recensione, diteci: voi che ne pensate? avete intenzione di acquistarlo? Se sì quale versione? Fatecelo sapere nei commento sotto l’articolo!
DJI Mavic 4 Pro recensione: conclusioni, prezzo e disponibilità
Il DJi Mavic 4 Pro è disponibile dal 13 Maggio 2025 presso lo store ufficiale DJI e rivenditori autorizzati, in tre differenti versioni:
- Mavic 4 Pro (DJI RC 2) al prezzo di 2119 €, che comprende solo drone, radiocomando DJI RC 2 e una batteria intelligente.
- Mavic 4 Pro Combo Fly More al prezzo di 2729 €, che include drone, radiocomando DJI RC 2, tre batterie intelligenti, alimentatore USB-C da 120W, Hub di ricarica per tre batterie, borsa tracolla
- Mavic 4 Pro Combo Creator 512 GB al prezzo di 3579 €, che include drone con memoria interna da 512GB, radiocomando DJI RC Pro 2, adattatore di alimentazione da 240W, tre batterie intelligenti, Hub di ricarica per tre batterie, cavo dati ad alta velocità USB-C
Ulteriori informazioni, manuali e l’app DJI Fly disponibili presso il sito di DJI
Recensione in breve
DJi Mavic 4 Pro
Il DJI Mavic 4 Pro è versatile, grazie alle sue tre ottiche; potente; con un ottimo feeling di pilotaggio e un gimbal estremamente innovativo. Qualità di immagine eccellente. Piuttosto impegnativo dal punto di vista economico nella versione Creator Combo quindi meno abbordabile per gli chi vuole farne un utilizzo ricreativo. Radiocomando DJI RC Pro 2 comodissimo e luminosissimo! Una macchina solida ed affidabile, per chi non è abituato a fare troppi compromessi. Degno successore del Mavic 3 Pro
PRO
- Qualità d'immagine
- Color molto bella e naturale
- Solidità e resistenza al vento
- Sicurezza: sensori anticollisione omnidirezionali e lidar
- Durata batteria
- Gimbal Infinity con rotazione fino a 440° e fino a 70° verso l'alto
- DJI RC Pro 2 comodo e luminoso
- Design veramente innovativo
- Relativamente silenzioso
CONTRO
- Modalità verticale un po' limitata sull'inclinazione
- Mancanza del ProRes HQ 422
- Filtri ND Elettronici e Classici non disponibili al lancio
- La classe OPEN C2 ne rende più complesso l'impiego in presenza di persone non informate








































