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Volare con i droni nel rispetto della legge: la nostra guida dettagliata

Quali sono le regole attuali per volare con i droni? Come evitare le sanzioni? Cosa posso e cosa non posso fare? Ve lo spieghiamo in questa guida

Jonathan Filippi di Jonathan Filippi
30 Novembre 2024
32 minuti di lettura
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Chi si avvicina per la prima volta a questo fantastico mondo può trovarsi spiazzato dalla complessità delle normative per l’utilizzo dei droni nello spazio aereo. Vediamo sovrapporsi regolamenti europei, regolamenti nazionali, varie circolari, per non parlare delle leggi sulla privacy! Non vi scoraggiate: questa guida si pone l’obiettivo di fare un po’ di chiarezza ed agevolare coloro che sono alle prime armi. Mettetevi comodi, allacciate le cinture e indossate il visore, si decolla!

normative droni fotonerd

Importante: questa prima parte serve per introdurre e raccontare un po’ la cronistoria del regolamento attuale dei droni. Se volete passare direttamente al “cosa devo fare”, andate alla sezione “Normative droni: e quindi, cosa mi serve per volare?”

Normative droni: breve storia e visione del regolamento EASA


Prima dell’attuale panorama normativo, ogni stato membro tramite la propria autorità aeronautica nazionale (ENAC in Italia) si era dotato di un proprio regolamento per l’utilizzo dei droni nel proprio spazio aereo, più restrittivo in alcuni stati, più liberale in altri. L’agenzia europea per la sicurezza dell’aviazione (EASA – European Union Aviation Safety Agency) si è posta l’obiettivo di regolamentare il modo armonizzato l’utilizzo di questi aeromobili senza pilota (UAS – Unmanned Aerial System) su tutto lo spazio aereo dell’unione, per favorirne lo sviluppo e la mobilità delle competenze in Europa e per fronteggiare eventuali rischi per la sicurezza a terra e in aria. Al fine di perseguire questa visione EASA si pone l’obiettivo di responsabilizzare operatori e piloti (torneremo più tardi su questa distinzione), definire i criteri costruttivi per la messa in commercio degli UAS (per comodità chiameremo i droni con la loro definizione legale) e dare regole chiare e precise per favorire il mercato sia ricreativo che professionale.

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Tutto ciò si è concretizzato nel regolamento delegato 945 e di esecuzione 947 del 2019, che dal gennaio 2024 (dopo un lunghissimo periodo di transizione) è in piena applicazione.

Alle autorità degli stati membri (ENAC in Italia) è lasciato il compito di definire i requisiti assicurativi, la formazione (gli esami per i patentini) e le zone dove è permesso il volo e quelle con restrizioni, dette zone geografiche. Questo, in Italia viene fatto dal regolamento UAS-IT e dalle circolari ATM (la 09A principalmente per le zone geografiche UAS). Inoltre il regolamento EASA impone alle autorità aeronautiche degli stati membri di rendere disponibili e consultabili gratuitamente le mappe delle zone geografiche, per permettere a piloti ed operatori di capire dove è possibile o meno volare, o dove è necessaria l’autorizzazione per farlo e a chi eventualmente chiederla. In Italia, la società D-Flight (di ENAV) tramite l’omonimo portale, si occupa di rendere consultabili le mappe dellezone geografiche UAS e fornisce servizi aggiuntivi (a pagamento) per gli operatori, oltre a rilasciare il QR code (la “targa” che identifica l’operatore stesso) da attaccare sui propri UAS.

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Normative droni: definizioni, scenari e classi

Passiamo brevemente alle definizioni, che ci torneranno utili nel proseguo di questa guida:

  • Pilota: colui che è fisicamente al comando dell’UAS e che ne è responsabile dal decollo all’atterraggio e che deve possedere gli eventuali attestati di competenza (colloquialmente chiamati “patentini”)
  • Operatore: colui che detiene fisicamente il drone e ne è responsabile in termini assicurativi, di manutenzione e di definizione delle operazioni. NB: pilota e operatore possono essere la stessa persona, e anzi, quasi sempre è così nelle operazioni semplici e nel volo ricreativo.
  • Osservatore: persona che affianca il pilota per informarlo degli eventuali rischi sopraggiunti durante l’operazione. Questa figura è obbligatoria nel caso del volo FPV (con il visore sugli occhi), ne riparleremo.
  • UAS: il vostro drone, sia esso stabilizzato o FPV, ala fissa o multicottero.
  • Marcatura di classe: la marcatura è una sorta di omologazione rappresentata da un sigillo apposto dal produttore e che indica che l’UAS rispetta determinate prescrizioni costruttive e di sicurezza sancite dal regolamento 945/19 e, di conseguenza, può volare (o volare in determinati scenari). Da gennaio 2024 per essere introdotti in commercio sul mercato europeo i nuovi droni devono obbligatoriamente possedere la marcatura. Tuttavia i droni “vecchi” privi di marcatura possono essere ancora venduti perché usciti precedentemente, ma saranno soggetti ad alcune limitazioni.
  • Persone informate/non informate: le persone non informate sono tutti coloro che non partecipano direttamente all’operazione o non hanno sottoscritto (anche verbalmente) il consenso ad essere sorvolate e compresi gli eventuali rischi. Non vale il silenzio assenso per essere ritenute persone informate. Un esempio di persone informate: gli sposi e la crew che riprende un matrimonio. Un esempio di persone non informate: i passanti davanti alla chiesa dove si svolge il matrimonio.
  • Assembramento: gruppo di persone disposte con una densità tale che esse non possano ragionevolmente disperdersi in sicurezza in caso di problemi. Non conta il numero assoluto ma la loro densità e le vie di fuga.
  • VLOS (Visual Line of Sight): significa volo entro la linea visuale. Condurre in VLOS significa che in ciascun momento del volo il pilota (o dell’osservatore) devono essere in grado sia di capire l’eventuale manifestarsi di pericoli (arrivo di altri aeromobili, palesarsi di assembramenti, animali aggressivi etc) sia l’orientamento e direzione del drone. Volare oltre la linea visuale significa essere in BVLOS (Beyond Visual Line of Sight). Non esiste una distanza massima prescritta, perché dipende dalla grandezza del mezzo, dalla visibilità, e dalla capacità visiva di chi pilota/osserva. Non è conforme l’uso di ausili alla vista eccetto le classiche lenti correttive da miopia per ritenersi in VLOS (ad esempio binocoli)

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Le operazioni (cioè i voli che facciamo) si dividono in tre categorie principali, divise tra rischio basso, medio e alto: le operazioni in categoria aperta (OPEN), le operazioni in categoria specifica (SPECIFIC) e infine le operazioni in categoria certificata (CERTIFIED). Queste categorie richiedono adempimenti via via crescenti, arrivando alla categoria certificata che sostanzialmente ha gli stessi adempimenti e certificazioni dell’aviazione civile generale.

Ma come funziona? Funziona che ogni volta che devi in una operazione devi superare le limitazioni di una categoria (partendo dalla OPEN) devi scalare su quella successiva, con tutto ciò che ne consegue.

Non vi spaventate perché le categorie SPECIFIC e CERTIFIED sono dedicate alle operazioni impegnative; si parla di droni grossi e pesanti, oppure lunghissime distanze, trasporto oggetti, ricerca e soccorso e cosi via. Questi tipo di scenari spesso non riguardano chi utilizza i droni per fotografia, video, corporate, o operazioni ricreative.

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Una cosa molto importante introdotta dal regolamento EASA in Europa è stata la caduta della distinzione tra utilizzo ricreativo e commerciale; in altre parti del mondo, come ad esempio, gli Stati Uniti tale distinzione è rimasta e per fare operazioni commerciali sostanzialmente occorrono adempimenti che somigliano alla nostra SPECIFIC, cioè il Part 107 della FAA. Scusate la piccola ma importante divagazione.

Ne consegue che potete usare il vostro drone sia per fare lavori che per divertirvi senza alcuna differenza, a patto che la vostra assicurazione copra entrambi gli utilizzi. Riprenderemo questo argomento in dettaglio nella sezione “Normative droni: e quindi, cosa mi serve per volare?”.

Parliamo quindi della categoria OPEN, che è il punto di ingresso (e spesso di approdo finale) di tutti i piloti e gli operatori nel mondo degli UAS.

Normative droni: la categoria aperta (OPEN)

Nelle OPEN category rientrano tutte quelle operazioni a basso rischio e tendenzialmente più “libere” dal punto di vista di adempimenti, a patto che ne siano rispettate le limitazioni come ad esempio l’altezza massima dal punto più vicino a suolo di 120 metri, e il volo “volo entro la linea visuale” (VLOS). Esse si dividono in alcune sottocategorie a seconda della tipologia di operazione: A1, A2 e A3

Normative droni: gli scenari operativi delle sottocategorie A1, A2 e A3

fotonerd normative droni

Sottocategoria OPEN A1, volo sulle persone: queste operazioni prevedono il sorvolo di persone non informate, anche se ragionevolmente sarebbe preferibile evitarlo. In particolare questa categoria si divide in due mini sottocategorie a seconda che vengano impiegati droni con marcatura C0 (o assimilabili) o C1, e sono definite A1C0 e A1C1. La differenza tra queste due è sostanzialmente che nel caso della A1C1 è da evitare il sorvolo intenzionale (cioè previsto nell’operazione) e quello accidentale va limitato al minimo tempo possibile, mentre A1C0 non ha questa limitazione operativa. Questo perché i droni C0 sono intrinsecamente inoffensivi (<250g, costruttivamente privi di spigoli e con eliche protette o inoffensive), quindi in caso di caduta possono fare danni lievi oppure zero. I droni con marcatura C1 invece possono arrivare a 899g e quindi sono “meno inoffensivi” dei loro fratellini più leggeri. In ogni caso è vietatissimo il sorvolo di assembramenti in OPEN (e anche in SPECIFIC).

Sottocategoria OPEN A2, volo vicino alle persone: questo tipo di operazioni, che può essere svolto con droni dal peso che va da 900 a 3999 g che possiedono la marcatura C2 (un esempio e il Mavic 3 Pro) e prevedono che si debba rimanere ad almeno 30 metri dalle persone non informate (5 metri in caso di attivazione della modalità a velocità ridotta). Per la definizione delle distanze, oltre quelle minime da mantenere, si applica la regola 1:1 che sancisce che le distanza minima da mantenere è data dall’altezza a cui si opera. Ad esempio: se stiamo facendo un volo a 40 metri dobbiamo dare una zona di buffer pari o superiore a 40 metri di distanza, fermo restando i limiti minimi. Si tratta di uno scenario con regole più restrittive, ma che permette l’utilizzo di droni più grandi e pesanti (ed equipaggiati) che quindi non rientrano nella casistica dell’A1.

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Sottocategoria OPEN A3, volo lontano dalle persone: in questo tipo di operazioni rientra tutto ciò che non rientra nella casistica precedente e che rientra in questi limiti: peso massimo al decollo inferiore a 24.9 kg, distanza di almeno 150 metri da agglomerati urbani, industriali e infrastrutture e devono essere eseguite a distanza tale da persone non informate in modo da non metterle in pericolo nemmeno in caso di avaria. In questi scenari possono volare, oltre a ovviamente tutti i droni marcati da C0 a C4, tutti i droni con massa massima al decollo (MTOM) compresa tra 250g e 24.99kg. In questa casistica rientrano tutti i droni non marcati precedenti al gennaio 2024 (gli “articolo 20”) con peso superiore a 249g (esempio Mavic Air 2, Mavic 2 Pro, Phantom 4 etc), compresi tutti i droni autocostruiti (anche FPV). Qualora l’MTOM superi 24.9kg, non sia specificato dal costrutture, o non si riesca a rispettare le distanze prescritte si scala in SPECIFIC.

Normative droni: le classi di marcatura OPEN C0, C1, C2, C3

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Classe OPEN C0: in questa classe di droni rientrano tutti i droni che per caratteristiche costruttive e di inoffensività hanno ricevuto la marcatura C0 e possono volare in scenari A1 (A1C0); si tratta di droni piccoli e leggeri (<250g), con velocità inferiore a 19 m/s e con altezza dal punto di decollo limitata a 120 m. Un esempio sono DJI NEO e DJI MINI 4. Non solo, in questa. categoria rientrano anche gli “assimilabili C0” (articolo 20), cioè tutti i droni messi in commercio (e spesso ancora venduti) prima del gennaio 2024 con massa massima al decollo (MTOM) inferiore a 250g; un esempio sono i vari DJI Mini, Mini 4k, Mini 2, Mini 2SE, DJI Mini 3 e DJI Mini 3 Pro. Questi droni non hanno la limitazione dei 120m dal punto di decollo, fermo restando che è responsabilità del pilota non alzarsi oltre tale altezza dal punto più vicino al suolo dove si trova il drone e ovviamente mantenere il drone entro la linea visuale (VLOS). Infine in questa categoria rientrano anche gli autocostruiti con massa massima al decollo inferiore a 250g, come ad esempio un FPV cinewhoop equipaggiato con DJI O3 o Gopro Hero private dello scafo e della batteria (ad esempio GePrc Cinelog 20) Non è richiesto l’attestato di competenza (“patentino”) A1-A3 per la conduzione di questi mezzi, anche se è consigliabile comunque farlo.

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Classe OPEN C1: in questa classe rientrano esclusivamente tutti i droni che possiedono la marcatura C1, e  che quindi possono volare in scenari A1. Hanno un MTOM compreso tra 250 e 899g e una velocità massima di 19 m/s. Attenzione: per volare in scenari A1 NON è sufficiente avere un peso che rientra in quella categoria ma devono avere anche altre caratteristiche costruttive e devono essere omologati C1 dal costruttore. Altra caratteristica dei droni C1, è la presenza del sistema di identificazione remota (Remote ID), che trasmette in chiaro, in un raggio limitato intorno al drone (300-500 m), alcuni dati telemetrici (posizione, velocità, altezza, posizione punto di decollo) e identificativi (codice operatore, numero serial del drone) che possono servire per identificare chi non rispetta le prescrizioni del regolamento. Oltre a questo possiedono un sistema di geoconsapevolezza per aiutare i piloti a capire se possono o meno volare in una determinata zona. Per utilizzare droni di questa classe è necessario possedere l’attestato di competenza A1-A3. Esempi di questi droni sono Mavic 3 (anche versione “Cine”), Mavic 3 Classic, Mavic Air 3, Mavic Air 3S, e FPV come DJI Avata 2.

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Classe OPEN C2: in questa classe rientrano esclusivamente tutti i droni che possiedono la marcatura C2, e  che quindi possono volare in scenari A2. Hanno un MTOM compreso tra 900 e 3999g e una velocità massima di 19 m/s. Attenzione: per volare in scenari A2 NON è sufficiente avere un peso che rientra in quella categoria ma devono avere anche altre caratteristiche costruttive e devono essere omologati C2 dal costruttore. Altra caratteristica dei droni C2, analogamente ai C1 è la presenza del sistema di identificazione remota e del sistema di geoconsapevolezza. Per operare con droni di questa classe in scenari A2 è necessario possedere l’attestato di competenza A2, altrimenti possono essere condotti solo in scenari A3 se si è in possesso del solo attestato A1-A3 .

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Classe OPEN C3: in questa classe rientrano esclusivamente tutti i droni che possiedono la marcatura C3, e  che quindi possono volare esclusivamente in scenari A3. Hanno un peso al decollo massimo di 24.9 kg  e possiedono il sistema di identificazione remota e il sistema di geoconsapevolezza. Per operare con droni di questa classe in scenari A3 è necessario possedere l’attestato di competenza A1-A3. E prevedibile che questa classe di droni abbia la doppia marcatura, comprendente anche le classi C5 o C6 dello SPECIFIC. Ad oggi non saprei indicare sempi con marcatura C3 in commercio.

NB: La modifica di un drone di una qualsiasi categoria da C0 a C3 o l’installazione di accessori non omologati dal produttore fa decadere la marcatura e la possibilità di utilizzo in OPEN category, facendolo passare in SPECIFIC.

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Classe OPEN C4: in questa classe rientrano esclusivamente tutti i droni che possiedono la marcatura C4, e possono volare esclusivamente in scenari A3. Hanno un peso al decollo massimo di 24.9 kg  ma non possiedono il sistema di identificazione remota e il sistema di geoconsapevolezza. Sono privi di qualsiasi automatismo (ritorno a casa, RTH) eccetto il mantenimento dell’assetto (ACRO). Per operare con droni di questa classe in scenari A3 è necessario possedere l’attestato di competenza A1-A3. Questa classe è dedicata sia agli aeromodelli che agli FPV non autocostruiti (cioè già pronti al volo o quasi). La modifica di questi, ad esempio la messa a punto di un sistema di ritorno a casa o il cambio di motori o di hardware è concessa (a differenza delle altre categorie) e rende il mezzo assimilabile ad un autocostruito. L’etichetta di classe va rimossa dopo la modifica. Al momento non saprei indicare dei modelli con questa marcatura

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Droni “legacy” e autocostruiti di massa massima al decollo compresa tra 250 g e 24.9 kg: in questa classe rientrano tutti i droni che NON possiedono la marcatura di classe perché messi in commercio prima del gennaio 2024 o perché autocostruiti (o C4 modificati) e più pesanti di 249 g. Essi possono volare esclusivamente in scenari A3. Un esempio sono i vari Mavic 2 Pro, Mavic Air 2, DJI Avata, DJI FPV, ma anche FPV classici come Iflight Helion, Iflight BOB57, Iflight Chimera 7.5 Pro V2.

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Normative droni: e quindi, cosa mi serve per volare?

Passiamo quindi alla guida pratica di FotoNerd, hai comprato, ti hanno regalato o stai per comprare un drone? Ecco cosa devi fare per metterti in regola:

La cose che devi fare prima di decollare a prescindere dal tipo di drone, dal peso e dalla classe di appartenenza sono tre:

  1. Registrarsi a D-Flight come operatore: questa operazione prevede un pagamento una tantum di 6 Euro (tramite l’acquisto di 6 gettoni virtuali detti D-Coin) e richiede un documento di identità o lo SPID e aver compiuto almeno 16 anni. Fatto ciò otterrai il tuo codice operatore EASA (che in Italia sarà nel formato ITAxxxxxxxxxx) e un QR code relativo al detto codice. Il portale ti permette di stampare un’etichetta contenente entrambi da apporre su tutti i droni della tua flotta, obbligatoriamente. Insieme al codice EASA otterrai 3 caratteri nascosti che NON dovrai mai divulgare, perché sono l’unica cosa che impedisce ad altri di identificarti come te come operatore nel RemoteId, con conseguenze che puoi facilmente immaginare.
  2. Stipulare una polizza assicurativa per responsabilità civile con un tetto di risarcimento non inferiore a 800000 Euro per uso ricreativo (solitamente dal prezzo di 20 o 30 Euro annui) oppure professionale (possono essere fatte anche per pochi giorni se fate lavori saltuari). Eventuali polizze capofamiglia devono coprire gli UAS ai sensi della normativa (consulta il contratto della tua polizza se non sei sicuro). I portali più affidabili dove stipulare l’assicurazione sono Dronezine (forniscono varie polizze collettive e comprendono l’abbonamento ad un interessante magazine) e Coverdrone (da la possibilità di stipulare polizze lavorative anche per un singolo giorno). La polizza assicurativa è OBBLIGATORIA, pena multe molto salate. La polizza Kasko dei droni (ad esempio la DJI Care) non è valida come polizza RC, in quanto comprende solo i danni al drone.
  3. Completare il corso ed eseguire il test per ottenere l’attestato di competenza A1-A3, consigliabile anche per chi ha un drone di classe C0 (o assimilabili), ma obbligatorio per le altre sottocategorie, da fare online sul sito di ENAC pagando poco piu di 30 € oppure online presso altre autorità aeronautiche europee, ad esempio gratuitamente in Lussemburgo.
  4. Prima di ogni volo è necessario consultare le mappe D-Flight, poi le vedremo in dettaglio.

Fatto ciò, dopo aver attaccato al drone il QR Code, è necessario verificare la classe del drone e di conseguenza cosa posso/non posso fare e dove posso volare.

Fotonerd Normative DroniFotonerd normative droni

Se il drone è di classe C1, C2 o C3 devi anche inserire il tuo codice EASA dentro il menù “identificazione remota” della App (ad esempio la DJI Fly App), compresi i 3 “caratteri segreti” altrimenti non viene accettato. Inoltre è necessario caricare un file JSON scaricato da D-Flight , per visualizzare le zone di volo direttamente sull’app e ricevere avvisi.

Se il drone è di classe C0 o non ha marcatura di classe (droni immessi prima del 2024, art. 20 o autocostruiti) è sufficiente assicurazione, attestato A1-A3 (se ha una massa massima al decollo maggiore di 249 g) e QR Code.

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Normative droni: e quindi, dove posso volare?

E’ necessario considerare due fattori: le regole generali che sono dettate dalla categoria del drone e che impongono le distanze minime da persone o infrastrutture (citta, strade, ferrovie) e fissano l’altezza massima dal suolo a 120m. Oltre questo abbiamo le mappe delle no-fly zone e delle zone ad altezza limitata (a volori inferiori a 120m). Queste mappe sono consultabili su D-Flight, il sito sul quale ci siamo registrati come operatori, accessibile anche via app Android o iOS

Fotonerd normative droni

Come potete vedere dalla figura, in questa mappa l’italia è divisa in diverse zone colorate in modo differente. Premendo un punto interno di alcune di queste zone o cliccandola in toto il portale mostra la descrizione della zone e le eventuali restrizioni.

fotonerd normative droniFotonerd Normative Droni

Nell’esempio in foto vediamo una zona geografica aeroportuale con altezza limitata a 45 m. Non vi fate spaventare dalla scritta “operazioni vietate alla categoria open”, semplicemente indica che la zona geografica parte da 45m in su ed è li che è vietato entrare. Nel caso delle zone rosse 0m invece il volo è vietato oppure necessità di autorizzazione (lo vedremo più avanti in dettaglio). E’ possibile “sforare” le altezze prescritte da D-Flight senza necessità di una autorizzazione? Solo in un caso: qualora entro 50m dal drone vi sia un ostacolo piu alto dell’altezza prescritta. In questo caso, entro 50m dall’ostacolo l’altezza massima è innalzata all’altezza dell’ostacolo stesso più 5 metri, fermo restando il tetto massimo dei 120m dal suolo. Facciamo un esempio: sono in una zona gialla con limite massimo di 45m e devo riprendere un campanile alto 80 metri, significa che posso volare fino ad 85 metri nel cilindro di aria di 50 metri di raggio intorno all’ostacolo.

Quindi, ricapitolando:

  • zona bianca: 120m
  • zona blu: 60m
  • zona gialla: 45m
  • zona arancio: 25m
  • zona rossa: 0m (no-fly)
  • zona rossa tratteggiata: zona 0m temporanea (NOTAM). La scadenza è indicata nella descrizione
  • zona arancio tratteggiata: zona 0m temporanea (NOTAM) di imminente attivazione.

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PS: un NOTAM è un bollettino ai naviganti, che indica le restrizioni temporanee richieste ad ENAC per vari motivi, che possono essere pubblica sicurezza, operazioni militari, eventi sensibili (ad esempio il G7), lanci di paracadutisti. Lo può richiedere (pagando) chiunque ne abbia l’interesse ed è un divieto per tutti gli altri.

Normative droni: le zone rosse NON sono tutte uguali!

Generalmente le zone rosse indicano il divieto totale, tuttavia in alcune zone può essere chiesta l’autorizzazione al volo, generalmente all’ente che ha richiesto la riserva dello spazio aereo, oppure non sono attive sempre.

Vediamo in dettaglio le tipologie di zone rosse:

  • Zone rosse aeroportuali (circolare ATM-09A): sono le zone a protezione del sedime aeroportuale e dei corridoi di atterraggio e decollo, sono vietate e in categoria OPEN non è possibile richiedere l’autorizzazione, solo in categoria SPECIFIC e CERTIFIED, pertanto le richieste vengono rigettate d’ufficio.
  • Zone rosse “P” (proibite): generalmente sono richieste ad ENAC per proteggere edifici governativi, carceri, impianti sensibili (centrali elettriche, impianti scientifici particolari) ma anche centri cittadini come Milano o Roma. E’ possibile richiedere l’autorizzazione per volare all’ente che l’ha richiesta, mandando poi in copia ad ENAC l’autorizzazione ottenuta. Ad esempio per volare nella zona rossa di Milano è necessario contattare la prefettura.
  • Zone rosse “D” (pericolose): sono zone istituite da ENAC ed indicano zone pericolose per la navigazione. Generalmente sono richieste da enti militari. Gli orari di attivazione sono mostrati su D-Flight.
  • Zone rosse “R” (regolamentate): sono zone istituite da ENAC per lo svolgimento di particolari operazioni. Anche queste spesso sono richieste da enti militari. Gli orari di attivazione sono mostrati su D-Flight.
  • Zone rosse “Parco” (protezione faunistica): sono richieste dagli enti parco ad ENAC per evitare il sorvolo in zone dove sussiste una necessità di proteggere la fauna locale, valgono per tutti gli aeromobili, inclusi appunto i droni. Esistono anche alcune zone rosse tratteggiate richieste dai parchi, e si chiamano generamente ENV-xxxxxx. Queste valgono esclusivamente per i droni. In entrambi i casi è necessario contattare l’ente parco per richiedere l’autorizzazione al sorvolo, con procedure che variano da parco a parco e, infine, inviare l’eventuale permesso in copia ad ENAC. Spesso i contatti si trovao anche su D-Flight.
  • NOTAM: è l’acronimo di NOTice for AirMan, cioè avviso agli operatori dell’aria. Solitamente hanno una data e ora di inizio e fine. Durante il periodo in cui sono attive non è possibile volarci dentro, a meno che non partano da quote maggiori di quelle a cui vogliamo volare.

in tutti quasi il sorvolo non autorizzato può portare a multe molto salate e alla sospensione del proprio attestato oltre anche al sequestro del mezzo e del radiocomando.

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Normative droni: come volare

Una volta chiarito dove si può volare e come saperlo passiamo al come si può volare. In particolare:

  • Il volo deve essere condotto “a vista” (VLOS). Significa che il drone deve rimanere nel campo visivo vostro o del vostro osservatore, in modo da individuarne la posizione e la direzione
  • Ne consegue che il volo notturno necessita delle adeguate luci di posizione sul drone (generalmente una luce verde lampeggiante) non disattivabili nemmeno durante la registrazione dei video. I droni marcati da C1 a C3 come requisito devono avere di serie tali dispositivi, mentre i C0 e alcuni droni di massa massima al decollo minore di 250g privi di marcatura, non le posseggono o si disattivano durante la ripresa. In tali casi il volo notturno non è consentito.

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  • Tutti gli aeromobili con pilota a bordo hanno la precedenza, ciò significa che se in prossimità di voi si palesa un elicottero o un ultraleggero dovete scendere a quota di sicurezza. Alcuni droni DJI hanno il ricevitore ADS-B che vi avverte la presenza di un aeromobile con pilota nelle vicinanza ma non fateci affidamento, perchè non tutti gli aeromobili sono equipaggiati questo tipo di trasmettitore. Affidatevi sempre ai vostri occhi, orecchie o a quelli del vostro osservatore se siete in FPV.
  • Non sorvolare MAI assembramenti di persone: per assembramento si intende un certo numero di persone raggruppate in modo tale da non potersi disperdere tempestivamente in caso di avaria del drone per mancanza di spazio o vie di fuga. Non conta il numero assoluto ma la loro densità. Cautelativamente se siete in prossimità di un assembramento mantenete una distanza da esso pari o maggiore dell’altezza a cui volate.
  • Non arrecate molestia o disturbo alle persone. Rispettate sempre gli spazi personali altrui!
  • Non violate la privacy di persone con riprese ravvicinate o peggio davanti alle finestre: rischiate una querela per intereferenza illecita nella vita privata. Quando pubblicate oscurate i volti o le targhe delle persone non coinvolte, se riconoscibili. Se non potete fare a meno che esse compaiano nella ripresa, fate firmare loro una liberatoria.
  • Non arrecate molestia o danno agli animali, specialmente quelli selvatici.
  • Controllate sempre che il vostro mezzo sia privo di danni strutturali, sporcizia sui sensori e che le eliche non siano danneggiate. Sostituite le eliche dopo un certo numero di ore di volo anche se esse appaiono perfette (circa 50 ore).
  • Evitate di volare se siete in stato di alterazione psicofisica: se troppo stanchi, se non riuscite a concentrarvi o vi sentite a disagio per il troppo caldo o il troppo freddo. Evitate di volare sotto l’effetto di alcool, stupefacenti o di farmaci che alterano la percezione.

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Come comportarsi in città o in presenza di persone? E su strade, ferrovie? Per rispondere a questa domanda dovete considerare la sottocategoria alla quale appartiene il vostro drone. Generalmente droni sotto 250g e C0 possono volare su persone non coinvolte purchè non siano assembrate, mentre droni più pesanti hanno maggiori limitazioni e maggiore distanza da mantenere rispetto alle persone. Abbiamo preparato una tabella consultabile rapidamente per identificare cosa puoi o cosa non puoi fare con il tuo drone!

Fotonerd normative droni
Tabella riassuntiva di cosa è possibile fare in OPEN category con un drone di una determita classe e sottocategoria

Inoltre, un po’ di consigli:

  • Pianificate quello che volete fare, tenendo conto delle condizioni meteo (vento, pioggia), eventuali pericoli, visibilità e la luce necessaria per le vostre riprese. Prendetevi il vostro tempo: meglio arrivare prima e fare con calma che fare tutto frettolosamente, rischiando magari di farvi sfuggire qualcosa di importante (come un elica crepata, ad esempio), sbagliare filtro ND o non aspettare sufficienti satelliti GPS.
  • Se è freddo, oltre a consigliarvi di dotarvi di adeguato abbigliamento e zaini tecnici (a proposito, consultate la guida per gli zaini fotografici), mantenete le batterie ad una temperatura maggiore di 10 °C magari utilizzando un’apposita sacca termoriscaldata o tenendole nelle tasche interne della giacca. Altro consiglio è quello, dopo il decollo, di tenere il stazionamento davanti a voi il drone un minuto per fare riscaldare la batteria ad una temperatura ottimale!
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  • All’opposto, d’estate tenete le batterie in un luogo fresco, non le lasciate MAI in auto al sole se non volete rovinarle prematuramente. Le batterie cariche surriscaldate possono anche causare un incendio.
  • Se prevedete di non usare le batterie per un lungo periodo, scaricatele a l 50%. Le batterie intelligenti DJI svolgono questa funzione da sole, ma ciò non vale per tutte le batterie in commercio.
  • Le batterie dopo un certo numero di cicli (100-120) iniziano a perdere sensibilmente efficienza, tenetene conto. Vi consigliamo di numerarle con delle etichette.
  • Occhio agli animali, non si sa come potrebbero reagire. È obbligo del pilota sincerarsi di non arrecare disturbo o danni alla fauna. Ricordiamo che il disturbo alla fauna intenzionale è un illecito anche fuori dai parchi (ad esempio seguire un orso o un cinghiale a distanza ravvicinta, disturbare un nido). Occhio anche all’avifauna, che in particolari periodi può risultare molto aggressiva (es nidificazione). Qualora vediate di essere “puntati” da un gabbiano o un falco “fuggite” salendo di quota e allontanandovi, generalmente questo basta per evitare attacchi che possono fare male sia al volatile che al vostro drone.
  • Al chiuso non siete soggetti al regolamento, ma a tutto il resto delle norme civili e penali sí, quindi cautelativamente vi consigliamo di usare le stesse regole che usereste all’esterno, fatta eccezione per le zone geografiche su D-Flight, chiaramente.

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Normative droni: e invece se volo in FPV, cosa devo fare?

Sostanzialmente vale tutto ciò che è stato detto precedentemente ma con un importante dettaglio aggiuntivo: per volare con gli occhiali FPV è necessario avere un osservatore accanto a noi, che tenga a vista il drone e ci comunichi l’eventuale presenza di pericoli quali, ad esempio, aeromobili con pilota nei paraggi, ma anche altri droni, animali, formazione di assembramenti sotto il drone. Oltre ad essere opportuno anche per la propria sicurezza (con gli occhiali ci si isola da ciò che avviene intorno a noi e sostanzialente si è indifesi), è un obbligo prescritto dalla normativa. Per il resto valgono le stesse identiche regole su distanze da persone in base alla classe e al peso, le zone geografiche UAS su D-Flight, QR code e assicurazioni; non ci sono sostanziali differenze.

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Normative droni: sette casi studio da usare come guida

Andremo ad illlustrare sette casi studio di cosa serva per volare in una determinata zona e come procedere in modo da effettuare tutto nella piena legalità.

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Drone C0 (o <250g) in città:

Questa categoria di droni può operare in sottocategoria OPEN A1 e ha le minori limitazioni in termini di distanza da tenere dalle persone non coinvolte e può addirittura sorvolarle, purchè esse non siano assembrate.

Cosa serve:

  • QR Code operatore scaricato dalla piattaforma D-Flight e apposto sul drone: Sì.
  • Assicurazione per responsabilità civile: Sì, adeguata allo scopo.
  • Attestato di competenza A1-A3: Facoltativo

Esempio: DJI Mini 3 Pro, DJI Mini 4 Pro, DJI Neo

Verificate sul sito D-Flight se la zona dove intendete volare ricade in qualche zona geografica UAS. Se bianca l’altezza è 120m, e va a scendere a 60, 45 o 25 rispettivamente se blu, gialla o arancio, e potete volare tranquillamente. Se rossa, verificate che tipo di zona rossa sia: se aeroportuale/eliportuale purtroppo non potete volare in OPEN Category, se invece, com’è probabile, si tratta di una zona richiesta a protezione del centro cittadino dovete fare la domanda presso la prefettura locale e allegare l’eventuale lettera d’incarico e poi mandare l’assenso in copia ad ENAC via PEC. Verificate eventuali orari di attivazione/disattivazione se indicati, magari non è sempre attiva!

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Normative Droni C1 in città:

Anche questa categoria di droni, con una massa massima al decollo inferiore a 900g, può operare in sottocategoria OPEN A1 ma tuttavia prevede che non si possano sorvolare intenzionalmente le persone ma non ha una distanza minima prescritta da tenere dalle persone non coinvolte (cautelativamente si può applicare la regola 1:1). Il sorvolo diretto di persone deve essere minimizzato e può solo essere temporaneo e accidentale. Inutile sottolineare che è vietato il sorvolo di assembramenti.

Cosa serve:

  • QR Code operatore scaricato dalla piattaforma D-Flight e apposto sul drone: Sì.
  • Assicurazione per responsabilità civile: Sì, adeguata allo scopo.
  • Attestato di competenza A1-A3: Sì, obbligatorio

Esempio: DJI Air 3S, DJI Mavic 3 Classic/Cine

Verificate sul sito D-Flight se la zona dove intendete volare ricade in qualche zona geografica UAS. Se bianca l’altezza è 120m, e va a scendere a 60, 45 o 25 rispettivamente se blu, gialla o arancio, e potete volare tranquillamente. Se rossa, anche in questo caso verificate che tipo di zona rossa sia e se siano presenti eventuali orari di attivazione/disattivazione.

Nota bene: In entrambi i casi studio precedenti se volete volare in centri grossi, potete informare “per cortesia” (ma non è un obbligo) la polizia municipale in modo che, se state facendo un lavoro importante, non vi interrompano inutilmente. Ovviamente se riprendete accidentalmente persone, sinceratevi che esse non siano riconoscibili nei contenuti pubblicati.

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Normative Droni C1 ad un matrimonio in villa:

Anche in questo caso si opera in sottocategoria OPEN A1, Tendenzialmente si può considerare sposi e invitati persone coinvolte nell’operazione, quindi il loro sorvolo è permesso anche in questa categoria, anche se in linea di principio andrebbe chiesto esplicitamente in consenso di ciascun partecipante all’evento che debba essere sorvolato. Anche in questo caso è vietato il sorvolo di assembramenti.

Cosa serve:

  • QR Code operatore scaricato dalla piattaforma D-Flight e apposto sul drone: Sì.
  • Assicurazione per responsabilità civile: Sì, adeguata allo scopo, lavorativa in questo caso
  • Attestato di competenza A1-A3: Sì, obbligatorio

Esempio: DJI Air 3S, DJI Mavic 3 Classic/Cine

Valgono le stesse prescrizioni relative a controllare eventuali zone geografiche UAS colorate e, se rosse, verificare se è possibile richiedere il permesso e a quale ente farlo o se esse sono o meno attive durante l’operazione. Se si tratta di una villa fuori da un centro urbano è probabile che l’eventuale zona rossa, se presente, sia causa di un parco naturale che ha chiesto (e ottenuto) la riserva di spazio naturale ad ENAC. In tal caso contattate l’ente parco allegando i vostri estremi, i dati dell’attestato (se necessario) e dell’assicurazione, il vostro codice operatore EASA, marca e modello del drone oltre ai numeri seriali, la lettera d’incarico (se ce l’avete) e indicando orario e posizione del luogo delle riprese e poi girate l’assenso ad ENAC via PEC almeno una decina di giorni prima.

Generalmente se la villa viene usata per matrimoni, non ci sono problemi per l’uso delle immagini a fini lavorativi.

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Normative Droni C2 in città:

Questa categoria di droni, con un peso al decollo fino a 3.999kg, può operare nelle sottocategorie A2 e A3. Se siamo in città si prevede di operare nella sottocategoria A2 che sancisce che non si possano sorvolare le persone in nessuna circostanza. È responsabilità dell’operatore (in fase di pianificazione) e del pilota (in fase di esecuzione) evitare che il drone si avvicini a meno di 30m dalle persone (5m in modalità bassa velocità). Tale condizione può essere verificata tramite barriere fisiche (transenne etc), oppure assistenti che si occupano di tenere l’area sgombra. É probabile che in caso si usino transenne sia necessaria chiedere l’occupazione del suolo pubblico al comune. In ogni caso è opportuno inoltre mantenere il rapporto 1:1 tra altezza e distanza dalle persone non coinvolte; ad esempio se si volaa 40mt di altezza, la distanza minima dalle persone non è piu 30 (o 5) ma 40 metri.

Cosa serve:

  • QR Code operatore scaricato dalla piattaforma D-Flight e apposto sul drone: Sì.
  • Assicurazione per responsabilità civile: Sì, adeguata allo scopo.
  • Attestato di competenza A2: Sì, obbligatorio

Esempio: DJI Mavic 3 Pro, DJI Mavic 3 Thermal

Verificate, come nei casi precedenti, sul sito D-Flight se la zona dove intendete volare ricade in qualche zona geografica UAS

Le caso dobbiate transennare la zona, è necessario interfacciarsi con polizia municipale, ma lo consiglio comunque anche nel caso non abbiate necessità di occupare lo spazio pubblico.

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Drone FPV classe C0 (o autocostruito sotto 250g) in città:

Si opera in sottocategoria OPEN A1 e comunque valgono le stesse prescrizioni che abbiamo già discusso nel primo caso studio in termini zone geografiche UAS su D-Flight sulla possibilità di sorvolare persone non convolte (purchè non assembrate), ma con un’importante differenza: in questo caso dovete obbligatoriamente avere un assistente che fa da osservatore e che eventualmente faccia interfaccia anche con le autorità qualora vi sia necessità. Per questo conviene sempre inviare una mail “di cortesia” alla municipale indicando luogo, modello del drone, assicurazione, eventuale lettera d’incarico etc, per evitare inutili perdite di tempo durante l’operazione.

Cosa serve:

  • QR Code operatore scaricato dalla piattaforma D-Flight e apposto sul drone: Sì.
  • Assicurazione per responsabilità civile: Sì, adeguata allo scopo.
  • Attestato di competenza A1-A3: Facoltativo

Esempio: DJI Neo (con i DJI Goggles N3), Iflight Cinelog25, Geprc Cinebot20

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Drone FPV C1 in città:

Anche in questo caso valgono le stesse prescrizioni che abbiamo per i droni C1 in termini di distanza da persone e zone geografiche UAS su D-Flight e come nel precedente caso studio, trattandosi di volo FPV, dovete avere un osservatore.

Cosa serve:

  • QR Code operatore scaricato dalla piattaforma D-Flight e apposto sul drone: Sì.
  • Assicurazione per responsabilità civile: Sì, adeguata allo scopo.
  • Attestato di competenza A1-A3: Sì, obbligatorio

Esempio: DJI Avata 2

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Normative Droni FPV in montagna:

Veniamo all’ultimo caso studio, tanto apprezzato dagli eremiti del volo. Questo scenario vale per tutti i droni marcati C3 e C4, e per gli autocostruiti (fino a 24.99 kg). In queste circostanze valgono le regole della sottocategoria OPEN A3, cioè il volo deve essere condotto ad almeno 150 m di distanza da agglomerati urbani ed industriali (edifici singoli non contano come agglomerati) o luoghi ove possano essere previsti gruppi di persone all’aperto e in generale in modo da non mettere in pericolo persone non coinvolte nelle operazioni. Dato che si vola in FPV è necessario avere accanto a se l’osservatore, che tiene a d’occhio la posizione del drone e avverte il pilota di eventuali rischi in aria e a terra, come ad esempio aeromobili con pilota o il palesarsi di persone terze nell’area deputata al volo. Non si devono sorvolare persone non coinvolte. Ovviamente è sempre necessario consultare le mappe delle zone geografiche UAS su D-Flight in cerca di possibili zone rosse o limitazioni di altitudine o riserve temporane (NOTAM). Le limitazioni più probabili in queste circostanze sono date da eliporti (cerchi concentrici di crescente diametro colorati dal rosso al giallo), zone militari (rosse, verificare quando attive) e parchi naturali che hanno ottenuto la riserva dispazio aereo da ENAC per motivi di protezione faunistica (e quindi sono zona rossa). Nel caso degli eliporti è opportuno rispettare le altezze prescritte dal suolo, mentre la parte rossa non è sorvolabile. Per quanto riguarda le altre zone rosse è necessario chiedere all’ente che ha richiesto la riserva. Ed esempio se si tratta di un ente parco è necessario contattare via mail quest’ultimo indicando le proprie generalità, codice EASA, la zona del volo, il modello del drone, i dati dell’assicurazione ed eventuali lettere d’incarico, almeno una decina di giorni prima. Dopo aver ricevuto l’assenso mandare in copia ad ENAC.

NB: questo caso studio vale anche per tutti i droni non marcati che hanno una massa massima al decollo maggiore di 249g: devono necessariamente volare nella sottocategoria A3normative droni fotonerd

Normative droni: conclusioni e consigli

Speriamo che questa guida possa aver contribuito a creare un po’ di chiarezza nel complesso (ma razionale) panorama normativo che ruota intorno ai droni; in particolar modo per far evitare sanzioni a chi, trovandosi spiazzato, tralascia importanti adempimenti normativi. La normativa è fatta in modo da responsabilizzare gli utenti, gli operatori e i piloti e nel contempo dare importanti aperture anche per chi lavora o è in procinto di farne un lavoro. Il mio consiglio è di tenere sempre a mente che ogni attività comporta una certa dose di rischio, in particolar modo le attività aeree come queste; rischio che non può essere eliminato al 100% ma mitigato applicando le linee guida e soprattutto riflettendo su ciò che si fa. Altra cosa importante è: fidatevi di voi stessi, se non vi sentite in grado di far qualcosa o ritenete che un’operazione sia eccessivamente rischiosa, non la fate. In particolar modo se è per scopo amatoriale e quindi per divertimento, volare con eccessiva ansia è una sofferenza e non un piacere, oltre ad esporvi a rischi che potreste non aver considerato. Tengo a precisare che ho basato questa guida sulle sfumature normative italiane, anche se i principi generali sono gli stessi in tutti i paesi dell’unione europea. Cambia principalmente il portale per consultare le mappe delle zone geografiche UAS, ma alcuni paesi (come ad esempio il Portogallo) richiede un’autorizzazione a parte per le riprese aeree.

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Jonathan Filippi

Il mio nome è Jonathan e sono un Nerd incallito; appassionato di fotografia e di videomaking in cerca della propria visione (chissà, magari sarà lei a trovare me), pi(r)lota, costruttore e, a volte anche distruttore, di droni FPV oltre che di stabilizzati, vivo con la testa tra le nuvole, letteralmente! Appassionato di fantasy e serie tv, cosplayer di villain e disagiati vari, appassionato di tecnologia e di come funziona l’universo. Nel tempo libero faccio il ricercatore nel settore della chimica per le energie rinnovabili (ma non lo dite troppo in giro, shhhh)

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